L’aggressore Somane Duula, arrestato dalla polizia riminese
L’aggressore Somane Duula, arrestato dalla polizia riminese

Pesaro, 15 settembre 2021 - "L’ho visto arrivare dalla mia sinistra, mi ha afferrato per il collo, tenendomi ferma, poi ha iniziato a colpirmi. Sono rimasta lì, paralizzata, finché non è scappato". È questo il racconto choc fatto agli agenti della questura di Rimini da Paola T., la 27enne pesarese di Pantano che, sabato scorso poco dopo le 19, è stata aggredita in viale Oliveti, a Miramare, dal 26enne Somane Duula, il richiedente asilo somalo che ha seminato il panico sul lungomare di Rimini, ferendo cinque persone, tra cui quattro donne e un bambino di 6 anni.

Leggi anche: Accoltellamento a Rimini, sul bus con sei lame: "Ha colpito a caso" - Accoltellamento sul bus di Rimini, la vittima: "Mi teneva ferma per il collo e mi colpiva"

La pesarese, ferita dal somalo durante la sua folle fuga di quasi quattro chilometri, culminata con l’arresto da parte della Polizia, ha riportato ferite di lievissima entità. Ma ha vissuto momenti di puro terrore. A quell’ora la 27enne si trovava alla fermata di Rimini-Miramare, e stava aspettando il treno che l’avrebbe riportata a Pesaro. A un tratto, girandosi alla sua sinistra, ha detto di aver visto l’accoltellatore. "Procedeva seguendo la linea gialla sulla banchina" avrebbe riferito ai poliziotti. L’uomo si sarebbe avvicinato molto rapidamente, cogliendola di sorpresa. "Dopo avermi immobilizzata, ha cominciato a colpirmi al centro del collo. Ero sotto choc, e non ho capito bene cosa stesse usando in quel momento, se quello che aveva in mano fosse un coltello o altro. Ho cercato di liberarmi, ma lui era più alto di me, e non ce l’ho fatta". Le persone attorno a lei hanno iniziato a gridare e il folle si è allontanato in direzione di Rivazzurra. 

A quel punto la 27enne è stata soccorsa da un passante, che l’ha accompagnata in bagno a lavare la ferita. Al momento gli inquirenti non hanno ancora appurato se Duula l’abbia colpita con uno dei coltelli da bistecca che portava con sé oppure con un altro oggetto. La ragazza, comunque, se l’è cavata con quattro giorni di prognosi e un taglio all’altezza del collo.

Ma a parlare è stato lo stesso accoltellatore. "Una donna senza mani mi perseguita, non mi dà pace. Aiutatemi, dovete trovarla..." le frasi sconnesse che Duula ha pronunciato davanti al gip Manuel Bianchi, al pm Davide Ercolani, assistito dal suo legale, l’avvocato Maria Rivieccio. Un’ora e mezza di interrogatorio durante il quale il 26enne non ha fornito alcuna spiegazione delle azioni compiute sabato scorso, limitandosi a ripetere ossessivamente la storia di una donna, a suo dire di origine tedesca, che da tempo lo assillerebbe.

"Lo sanno tutti che quella donna mi minaccia, chiedete a chi volete... una donna senza mani, tutta insanguinata". La legale di Duula si è riservata la possibilità di chiedere una perizia psichiatrica. Il somalo è accusato di cinque tentati omicidi (oltre a tentata rapina, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale). Qualche giorno prima, Duula aveva avuto una multa sul bus. All’inizio, l’aveva presa serenamente, ma qualche secondo dopo, avrebbe perso le staffe, scagliandosi contro le controllore. Resta da chiarire se a scatenare la sua reazione sproposita sia stata quella multa oppure un altro fattore.