Addio a Guido Mancini. Era il mago delle moto e scopriva i campioni

’Guiden’, come alcuni lo chiamavano, aveva 85 anni. Lui stesso pilota, vinse diversi titoli. E capì il talento di gente come Valentino, Dovizioso e altri .

Addio a Guido Mancini. Era il mago delle moto e scopriva i campioni

Addio a Guido Mancini. Era il mago delle moto e scopriva i campioni

Il "mago" dei motori, Guido Mancini, ci ha lasciato la scorsa notte. A 85 anni si è spento un vero gigante della motocicletta, nonostante il suo fisico minuto, tanto che affacciandosi alla porta della sua officina di via Madonna di Loreto, in molti lo chiamavano affettuosamente "Guiden". Mancini fu un ottimo pilota, che a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, gareggiò nelle classi 50 e 125 in sella a moto preparate in gran parte da lui. È stato vicecampione italiano juniores nella classe 125, nel 1969, su MotoBi ed ha vinto il campionato italiano velocità nel 1977, su Iprem, nella classe 50. Ma Guido Mancini divenne per tutti il "mago" quando svestiti i panni del pilota, decise di dedicare tutta la sua vita alla costruzione di motociclette da competizione. Negli anni ‘80 si dedicò alla realizzazione in proprio di moto da corsa elaborando i motori della TM di Pesaro, che in soli due anni parteciparono a sette campionati italiani portando a casa una cinquantina di vittorie.

Da lì la grande carriera da responsabile tecnico e meccanico (storica la collaborazione con il Team Sandroni), ma anche di maestro e scopritore di grandi talenti. Fu lui a lanciare campioni come Loris Capirossi, Valentino Rossi, Andrea Dovizioso, Michele Pirro, Franco Morbidelli, e Romano Fenati. Con il suo ingegno creò infatti la Sandroni 125, con un motore Rotax rielaborato, con la quale Valentino Rossi si avvicinò per la prima volta alle moto da corsa. Nel 2016 è stato protagonista di un docufilm dal titolo "Il mago Mancini", visibile su Netflix e su Amazon Prime, diretto dal giornalista e regista Jeffrey Zani. E lo stesso Valentino Rossi a parlare di lui: "Guidino Mancini, già a quei tempi, era una figura mitologica. Mi ha spiegato un sacco di cose, per esempio come usare il motore, perché il due tempi va usato molto dolcemente. Era un capo tecnico con tanta esperienza". Mancini non amava la popolarità: era un uomo umile, costantemente al lavoro tra le sue motociclette, ma sempre pronto a partecipare alle serate organizzate al Museo Benelli per raccontare gli incredibili aneddoti che hanno caratterizzato la sua vita, legati alla storia del motociclismo pesarese. Anche il sindaco Biancani lo ricorda: "Da ragazzino passavo con gli amici nella sua officina in strada Pantano, per strappargli i segreti del suo grande sapere. Ha scritto un pezzo di storia del motociclismo italiano". Il funerale del "mago" si terrà lunedì 24 giugno alle ore 10 alla chiesa di San Luigi Gonzaga.

Alice Muri