"Alluvionati salvati in condizioni estreme"

Due piloti dell’Aeronautica hanno raccontato a Urbino le fasi più drammatiche degli interventi in Romagna.

"Alluvionati salvati  in condizioni estreme"

"Alluvionati salvati in condizioni estreme"

L’alluvione di maggio raccontata a Urbino da due soccorritori, durante l’Ideale Festival. Venerdì, in occasione della presentazione del fumetto “In volo per la vita“, edito dall’Aeronautica militare per il proprio centenario, il pilota d’elicottero Simone Moroni e il maresciallo di seconda classe Francesco Simone, del 15° Stormo di Cervia, hanno narrato le complessità delle operazioni svolte in Romagna, a cui hanno partecipato insieme ai compagni dell’unità aerea, e il dramma dell’evento.

"Già il primo intervento è stato complesso: abbiamo recuperato una persona il cui mezzo era stato travolto e si trovava su un tavolo, in balia della corrente, muovendoci coi visori notturni – spiega Moroni –. Poi ci hanno dirottato su Faenza, che era interamente alluvionata. La cosa più eclatante è stata, alla prima chiamata, vedere tutte le finestre di una casa illuminate dai cellulari di persone che chiedevano aiuto. Siamo andati avanti fino alle 6 e in quella notte abbiamo vissuto i momenti peggiori. Ripensandoci ora, però, non abbiamo desistito da alcun intervento, completando ogni chiamata". Francesco Simone spiega che l’evento sia stato talmente grande da richiedere "tutte le competenze apprese durante l’addestramento. C’è stata una spola continua e anche il nostro aeroporto era in parte allagato e senza corrente. Poi è partita una fase di supporto alle zone isolate e ai paesi. Ci siamo trovati di fronte a una condizione di totale disgrazia perché le persone che portavamo via erano consce di stare abbandonando casa e averi in mezzo all’acqua che saliva. Ogni episodio, poi, era diverso dall’altro: io ho recuperato anche una famiglia di 10 membri. Seppur il 15° Stormo partecipi a ogni evento importante, non avevo mai preso parte a un intervento così grande. Però c’è stata l’emozione forte, per noi, di sapere che stessimo salvando quelle persone".

Nicola Petricca