Ancora oggi i mandanti della strage di Bologna, di cui oggi ricorrono i 40 anni, risultano senza nome. Per questo ieri i consiglieri di maggioranza, raggiunti poi da sindaco e vice sindaco, hanno tenuto un incontro: "Il dolore può unire, liberare energie di solidarietà, di ricerca di giustizia e di fraternità - hanno detto - ed è in questa prospettiva che il Consiglio Comunale di Pesaro esprime cordoglio alle vittime,...

Ancora oggi i mandanti della strage di Bologna, di cui oggi ricorrono i 40 anni, risultano senza nome. Per questo ieri i consiglieri di maggioranza, raggiunti poi da sindaco e vice sindaco, hanno tenuto un incontro: "Il dolore può unire, liberare energie di solidarietà, di ricerca di giustizia e di fraternità - hanno detto - ed è in questa prospettiva che il Consiglio Comunale di Pesaro esprime cordoglio alle vittime, non solo del 2 agosto 1980, ma di tutte le stragi di impronta terroristica". Ce ne sono state 13 nel nostro paese, con 177 vittime e oltre mille feriti. "Chiediamo giustizia per tutte le vittime e l’impegno affinchè la verità sia resa nota. Nei prossimi Consigli Comunali - aggiunge Camilla Murgia - proporremo che la giornata del 9 maggio sia dedicata, come in tante città d’Italia, al ricordo di ogni vittima di strage terroristica, consapevoli che solo la memoria e il racconto sono la strada da percorrere per un mondo libero e giusto. Quest’iniziativa è condivisa anche dalle forze di opposizione".

Importante la sottolineatura di Giuliana Ceccarelli sulle scuole: "Quel buco nel muro della stazione di Bologna è un buco nella nostra civiltà e democrazia: dobbiamo perseguire la ricerca della verità, lo dobbiamo ai nostri ragazzi, che sappiano che uno dei valori a cui aspirare è la chiarezza". Concetto ribadito da Luca Pandolfi: "L’Italia deve risolvere il suo passato, arrivare a comprenderlo, un popolo non può avere dei buchi come questi nella sua storia". Anche Lorenzo Lugli dice che "la barbarie va combattuta con l’istruzione, i giovani devono conoscere gli accadimenti fra il 1960 e il 1980: è importante creare una cultura condivisa, anche per ridare dignità alle vittime". Giampiero Bellucci spinge a "portare ognuno il proprio mattone ma per cementare l’unità non per alzare muri sconfiggendo la brutalità di quelle menti che volevano deviare la storia". Anna Maria Mattioli ricorda un particolare toccante "un sopravvissuto, ateo, racconta di aver sentito accanto a sè la presenza di Dio e che da allora prega per chi ha compiuto la strage perché venga estirpato il male".

Elisabetta Ferri