Andrea Marinelli con la moglie Simona Biagini e Romano Fenati
Andrea Marinelli con la moglie Simona Biagini e Romano Fenati

Pesaro, 31 maggio 2018 - Non aveva lasciato nulla di scritto Andrea Marinelli. Sicuramente uno che pensava a tutto, tranne che di morire. Perché il suo commercialista Paolo Tartaglia si è sentito spesso con l’industriale, almeno fino all’altra settimana, per capire cosa fare e come agire. Insomma, presente, anche da casa, sull’andamento della sua azienda. E dopo l’operazione subita per la ricostruzione del palato il 9 maggio ad Ancona, sembrava avesse preso un po’ di vigore stando, a chi gli stava vicino.

L’uscita dal tunnel? Possibile. «Ne avrò per molto tempo – disse Marinelli all’inizio dell’odissea –. Dovrò subire diverse operazione, questa storia penso che potrà finire all’inizio della prossima estate». E’ terminata l’odissea all’inizio dell’estate, ma non nel modo che sperava lui. In questo momento nessuno vuole parlare del futuro dell’azienda Marinelli cucine: 250 operai, più l’indotto, e 105 milioni di fatturato. Il problema, viene detto, si porrà tra una decina di giorni. Marinelli era titolare del 100% della Marinelli Cucine, ed ora il 50% per legge va al figlio Alessandro di 9 anni e l’altro 50% alla moglie Simona Biagini.

«Era un genio sotto il profilo commerciale», ha detto un altro professinista vicino alla famiglia. Chi tira giù il cappello di fronte alla figura di questo industriale è anche Antonio Berloni, uno che il mondo del mobile lo ha conosciuto bene. «In molti ridevano – dice Berloni – perché c’era la convinzione che non guadagnesse un soldo. Invece. Non è che lo conoscessi bene, dico la verità, ma sicuramente è stato un personaggio ed è riuscito a fare un bel polverone pensando che aveva solo 45 anni. Ha avuto un coraggio da leone. Un peccato che non ci sia più».

Molto legato alla figura di Andrea Marinelli, Giancarlo Selci titolare della Biesse: «L’altra mattina quando mi hanno detto che era morto, ormai mi prende un colpo. Era un grande amico, quasi un figlio per me e non voglio pensare o cosa sta passando la famiglia, per questo grandissimo dolore perché perdere un figlio così è devastante. Mi chiamava spesso – racconta Giancarlo Selci – e spesso mi invitava a mangiare qualcosa assieme. Una cosa che mi faceva piacere, perché lui aveva stima di me ed io di lui. Una persona bravissima ed anche molto generosa. Spesso si parlava del suo lavoro, mi raccontava e condivideva con me i suoi progetti anche al di fuori della fabbrica, come il mondo delle corse. Era un contoterzista eccezionale, bravissimo nell’abbattere i costi, ma lavorava anche molto bene. Il suo problema era fare i numeri, perché oggi la cosa che conta è vendere. E lui tramite Mondo Convenienza, vendeva: il suo problema era solo produrre. Ma devo anche aggiungere – conclude Giancarlo Selci – che tutta la famiglia Marinelli, il fratello Massimo ed anche il padre Giordano, sono persone splendide. Dei grandi lavoratori. Ho veramente perso un grande amico, per me un grande dolore».

Prima di entrare nel tunnel delle operazioni di ricostruzione del palato, Andrea Marinelli si era rivolto al padre Giordano e al fratello Massimo, pregandoli di ‘guardare’ anche la sua attività che era, poi, dall’altra parte della strada, nel complesso ex Forni, acquistato attraverso due immobiliari diverse: una quella del padre e del fratello e l’altra, la sua. «Quando mi riprendo, poi torno», disse.

m.g.