Il professor Gianmario Cazzaniga e le antiche costituzioni della massoneria moderna
Il professor Gianmario Cazzaniga e le antiche costituzioni della massoneria moderna

Pesaro, 26 maggio 2017 - La Massoneria moderna compie trecento anni – tanti ne sono passati dalla fondazione della Grand Lodge of London, nel 1717 – e a Pesaro si celebra l’anniversario con un convegno che si svolgerà domani, sabato 27, nella sala “Adele Bei” della Provincia (viale Gramsci), a partire dalle ore 17.

Alla manifestazione interverranno il prof. Gianmario Cazzaniga, ordinario di Filosofia morale all’Università di Pisa e il prof. Claudio Bonvecchio, ordinario di Filosofia delle scienze sociali all’Università dell’Insubria e Grande oratore del Grande Oriente d’Italia. Il convegno sarà introdotto da Fabrizio Illuminati, presidente del Collegio circoscrizionale dei Maestri Venerabili delle Marche del Goi, e coordinato da Francesco Tenella Sillani.

Prof. Cazzaniga, quale sarà la spina dorsale del suo intervento?

«Premesso che sono uno studioso di massoneria ma non sono massone, cercherò di parlare della questione religiosa alle origini della massoneria moderna. C’è un’amplissima letteratura sull’argomento, che però non tiene conto di quella coeva, come la seconda edizione del 1738 – la prima risale al 1723 – delle Costituzioni redatte da Anderson. Un testo, quasi mai utilizzato, che riguarda le origini filosofiche e religiose della massoneria, chiarendo il concetto di massone come vero “noachide”, cioè uomo che aderisce alla filosofia e alla religione di Noè. Questo conferma da un lato che la massoneria voleva mettere insieme persone diverse di credo religioso diverso ma che pure aveva una radice fortemente legata alla Bibbia, in particolare all’Antico Testamento, collegandosi alla religione dei patriarchi e a una rivelazione originaria. Se vogliamo chiederci come è nata la massoneria, perché non domandarlo a chi l’ha fondata?».

Dal punto di vista dello studioso, cos’è la massoneria oggi?

«Personalmente studio la massoneria di Sette e Ottocento, meno quella di oggi. La massoneria è sempre quella: uomini di provenienza diversa possono, sulla base di alcuni principi solidali generalissimi, trovarsi bene insieme. Chi ha riflettuto più a fondo su questo è stato lo storico Paolo Prodi: era un cattolico doc e considerava la massoneria una delle espressioni delle società giurate – quelle che fondano sul giuramento la volontà di associarsi – e come tale, con la globalizzazione e lo sconvolgimento dei mass media determinato da internet e dai social, entra in crisi insieme alle confessioni cristiane. Mentre abbiamo una permanenza nell’Europa continentale e torna a svilupparsi nei Paesi dell’Est, in Gran Bretagna e Stati Uniti – dove la classe dirigente si forma adesso nelle società segrete studentesche delle grandi università americane – c’è un crollo delle adesioni. Questo dipende dal fatto che le forme associative volontarie stanno mutando con i cambiamenti della società»

In Italia, al contrario, i numeri sono al rialzo.

«C’è una presenza di giovani e viene da chiedersi che cosa cerchino. Ebbene, una parte non piccola cerca una risposta a una domanda insoddisfatta di spiritualità».

Da dove nasce il suo interesse per lo studio della massoneria?

«Per caso e per cointeresse. Quando ero membro del Consiglio universitario nazionale nel 1979-’82, facevo parte anche della Corte di disciplina, quindi ero giudice nei processi ai professori piduisti. Era sconcertante come fossero massonicamente analfabeti, si erano iscritti solo per obiettivi di carriera. La curiosità negativa mi ha costretto a farmi una cultura. Cominciando dal presente, sono andato indietro nel tempo. Per me, che ero anche un dirigente del movimento operaio, scoprire che la forma partito si fondava sui principi associativi delle logge massoniche è stato uno choc: nel momento in cui i partiti morivano, stavo scoprendo dove erano nati duecento anni prima».