Giorgio Scrofani, il 56enne di Calcinelli in tenuta da lavoro. E’ morto di Covid
Giorgio Scrofani, il 56enne di Calcinelli in tenuta da lavoro. E’ morto di Covid

Pesaro, 8 aprile 2021 - E’ stata la prima vittima del Covid collegata al luogo di lavoro. Ma anche il primo decesso a finire sul tavolo della procura di Pesaro. Il primo dei fascicoli aperti per omicidio colposo. Ma che potrebbe essere presto già chiuso, senza neppure passare per un processo. La procura ha appena chiesto l’archiviazione per il caso di Giorgio Scrofani, il 56enne di Calcinelli autista delle ambulanze, in forza alla Potes di Calcinelli (riferibile alla Croce Europa di Mercatino Conca) ucciso dal virus il 30 marzo 2020.

Scrofani era deceduto all’ospedale di Pesaro, dopo due settimane, intubato, in terapia intesiva. La famiglia (con l’avvocato Giulio Maione) aveva presentato un esposto in Procura, ad aprile 2020. Nel registro degli indagati era stato iscritto il legale rappresentante della Croce Europa per omicidio colposo. La sua presunta condotta illecita sarebbe stata quella di non aver fornito a Scrofani i necessari dispositivi per lavorare in sicurezza, senza rischiare il contagio. Ma dopo mesi di indagine, il pm Giovanni Narbone ha imboccato una strada diversa da quella che porta al processo.

Ha fatto richiesta di archiviazione "ritenendo che gli elementi raccolti non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio e che neppure una perizia potrebbe aggiungere ulteriori elementi decisivi a carico dell’indagato". I legali della famiglia di Scrofani hanno presentato opposizione. La parola passa ora al gip il quale dovrà decidere se accogliere la richiesta del pm o sposare la tesi dei parenti, disponendo la prosecuzione delle indagini. Per gli Scrofani non ci sono dubbi: il contagio è avvenuto sul luogo di lavoro. "Con ragionevole sicurezza" come afferma nella sua relazione il loro consulente, il medico legale Raffaele Giorgetti, secondo il quale il 56enne avrebbe contratto il virus tra il 3 e il 5 marzo. I tabulati telefonici proverebbero che Scrofani si sarebbe spostato solo per lavoro. Per la procura invece le indagini non hanno portato elementi robusti per poter escludere che l’autista non abbia preso il Covid in luoghi diversi da quelli legati alla sua attività e che il suo datore non gli abbia effettivamente fornito tutti i dispositivi necessari. Agli atti ci sarebbe anche una foto che lo ritrae con mascherina, visiera e camice.

Erano poi i primissimi giorni dell’emergenza sanitaria. Le linee guida regionali del momento disponevano soccorsi protetti per tutti quei soggetti che avessero febbre e altri sintomi influenzali. Ancora non si sapeva che gli asintomatici potessero essere veicolo di contagio. Non si è potuto quindi escludere, a detta della procura, che Scrofani possa essersi contagiato in soccorsi non Covid, magari per un incidente stradale, venendo a contatto con un soggetto positivo ma senza sintomi. Fatto sta che il 3 l’autista si ammala. Il 7 è il suo ultimo giorno di lavoro. Ha la febbre. Nel giro di poco la situazione peggiora. Due medici gli dicono di non andare in ospedale. Ma ci arriva il 15. Va diretto in rianimazione con il termometro che segna 40. E’ ormai troppo tardi. Il 30 muore.