L’omeopata Massimiliano Mecozzi (Fotoprint)
L’omeopata Massimiliano Mecozzi (Fotoprint)

Cagli (Pesaro Urbino), 10 novembre 2017 - Il piccolo Francesco Bonifazi di 7 anni è morto per «...incompetenza, negligenza e imprudenza del dottor Massimiliano Mecozzi». Il quale «non ha somministrato terapia antibiotica trascurando del tutto i sintomi clinici». Lo scrivono i tre consulenti medici incaricati dal pm Irene Lilliu di stabilire le cause e i fattori che hanno portato al decesso del piccolo Francesco di Cagli, avvenuto il 27 maggio scorso per un’infezione neurologica provocata da un’otite curata con l’omeopatia.

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Per i medici Mauro Pesaresi, Andrea Pennacchi e Francesco Macrì, il destino del bambino ha iniziato a piegarsi verso la tragedia a partire dal 15 maggio, quando le sue condizioni sono peggiorate tanto che i periti indicano proprio da quei giorni la formazione dell’ascesso neurologico diventato poi irreversibile. In quel momento, se aggredita con un antibiotico, la malattia sarebbe stata vinta. Invece il dottor Mecozzi, il 22 maggio, prescriveva al bimbo, secondo il racconto della madre, «...uno sciroppo ricostituente naturale di nome Floradix da comprare in erboristeria». Il giorno dopo, il 24, Mecozzi va a Cagli su richiesta della mamma del piccolo, ma non lo visita all’orecchio, esclude complicanze, tira un orecchio al piccolo valutando positivamente di non aver sentito urla di dolore e poi dichiara che la «guarigione di Francesco tarda a causa del fatto che il bambino è stato vaccinato».

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Secondo i consulenti del pm, il dottor Mecozzi «...ha effettuato la diagnosi corretta, otite, ma non ha capito la gravità della patologia continuando a somministrare al bambino prodotti omeopatici che in letteratura scientifica non possono essere prescritti oltre i 3 o 5 giorni». Invece Mecozzi, di fronte all’aggravamento del bambino, con febbre a 39, dolore acuto, vomito, dimagrimento, fuoruscita di pus dalle orecchie, gli prescriveva Belladonna, Nux Vomica, Arnica, China, Helleborus, Bryonia, Apis, Lycopodium. La madre Maristella Olivieri riferiva la notte del 24 maggio al medico del pronto soccorso di Urbino che di fronte allo svenimento del bambino, «l’omeopata le aveva consigliato di fargli bere dell’acqua a piccoli sorsi».

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Concludono i periti a proposito del dottor Mecozzi: «Possiamo affermare al di là di ogni ragionevole dubbio che un comportamento conforme ai dettami della migliore scienza ed esperienza medica nonché ai canoni di ordinaria diligenza, prudenza e perizia, avrebbe evitato la morte del bambino».