Prof nel mirino, ma il giovane è alla sbarra per la sua reazione
Prof nel mirino, ma il giovane è alla sbarra per la sua reazione

Pesaro, 15 giugno 2019 - Aveva finito la sua lezione di filosofia etica all’Università di Urbino e si era avvicinato ad una studentessa che stava rimettendo via i libri. Non l’aveva confusa con altre viste che al corso c’era solo lei e un altro giovane.

Il professore 59 anni al tempo (era aprile 2013), sorridendo, le aveva lasciato un biglietto con queste parole: «Carissima A., oggi volevo dirti alcune cose ma non siamo soli. Per il momento ti dico che ti amo moltissimo».

La giovane, che aveva 23 anni, è corsa via col biglietto in mano quasi piangendo ed è andata dal fidanzato che l’aspettava poco lontano perché entrambi erano studenti a Urbino. La reazione del ragazzo, Stefano Ruggero, coetaneo della giovane, originario di Napoli anche lui, è stata furibonda. Ha inviato di lì a poco un messaggio di whatapp al docente insultandolo con parole immaginabili e augurandogli di fare una brutta fine.

Poi il giovane ha fotocopiato in grande quel biglietto distribuendolo all’interno dell’Università e affidandone alcune copie ai bidelli perché lo aiutassero ad affiggerle. Ma non c’è riuscito. Poi è andato alla ricerca del professore nella sua aula insultandolo ad alta voce per quello che aveva scritto alla sua fidanzata. 

A quel punto, il docente ha alzato la voce dicendo che l’avrebbe querelato per ingiurie e minacce. Ed è quello che ha fatto aggiungendoci una richiesta di risarcimento danni di almeno 50mila euro. Ma il clamore all’interno dell’Università per quanto accaduto è arrivato all’orecchio dei carabinieri che hanno ottenuto un mandato di perquisizione per controllare la casa e l’ufficio del professore universitario senza trovare nulla di compromettente.

La querela intanto è diventata un processo contro il fidanzato davanti al giudice di pace di Urbino per i reati di diffamazione e minaccia aggravata mentre l’ingiuria è sfumata perché depenalizzata. Il giudice di pace di Urbino si è dichiarato incompatibile avendo firmato dei provvedimenti sul caso, col risultato che il processo è arrivato al giudice di pace di Pesaro e ieri c’è stata l’ultima udienza prima del dibattimento e della sentenza, fissati per il 23 ottobre prossimo.

L’imputato, ossia il fidanzato, si è difeso affermando di aver fatto e scritto tutto quello di cui è accusato ma perché provocato dal docente. Il quale ieri non c’era. In un’udienza precedente, il professore aveva dichiarato che quel biglietto con la frase ‘ti amo moltissimo’ era stata «determinata dal fervore dimostrato dalla ragazza per la materia ed era solo un’espressione di benevolenza».

Ha svelato anche di essere stato «isolato all’interno dell’Università» e al «senato accademico la mia persona è stata presentata come un ricattatore sessuale». Lo stesso rettore di allora Pivato lo aveva sollecitato a ritirare la querela contro lo studente ma il docente ha detto no perché vuole la condanna dell’imputato per la crudele diffamazione. Intanto l’imputato sposerà tra poco la partecipante a quel famoso corso di filosofia.