Bimba morta in casa
Bimba morta in casa

Piobbico (Pesaro urbino), 27 gennaio 2018 - Morì dieci giorni fa in culla. Aveva sei mesi. Era la prima figlia di una coppia di rumeni di vent’anni, lui taglialegna, lei casalinga, arrivati sulle montagne di Piobbico (Pesaro-Urbino) da circa un anno. L’esame autoptico deciso dalla procura della Repubblica di Urbino ha messo in evidenza due fatti: la morte naturale della bimba (forse un rigurgito e comunque un’improvvisa insufficienza respiratoria) ma anche delle ecchimosi, non recenti. Ossia non legate al decesso ma comunque incompatibili con un comportamento adatto per la cura e custodia come si deve della bimba.

Per questo, in base alla relazione medica presentata alla procura dal professor Adriano Tagliabracci, i due genitori sono ora indagati non più per omicidio colposo, come in un primo momento, ma si procede per l’ipotesi del maltrattamento. Inteso come se un cattivo modo di accudire la bambina durante la sua breve esistenza. Non è un caso che a distanza di dieci giorni dalla morte, la salma non sia stata ancora riconsegnata ai genitori per il funerale. Questo perché hanno reso noto di aver intenzione di cremare il corpo della loro bambina.

I giovanissimi coniugi, del tutto impreparati ad essere genitori, hanno riferito di non aver mai fatto del male alla loro bambina e pertanto no sanno spiegarsi il perché di certe vecchie ecchimosi in alcune parti del corpo, così come riscontrato dal patologo al momento di effettuare l’autopsia.

Da ciò l’apertura del fascicolo che ipotizza nei confronti del giovani genitori questo tipo di reato, seppur non ci siano al momento conferme sul presunto cattivo modo di accudire la bambina. Ora è la procura che deve rilasciare il nulla osta per la sepoltura. Lo farà quando il medico dirà di aver esaurito gli accertamenti.

Intanto è stato fissata a Modena per il primo marzo l’udienza preliminare per il caso del bambino morto per le percosse un anno fa: la madre, una moldava di 28 anni ex prostituta, accusata di omicidio preterintenzionale non colposo, è imputata insieme al compagno, un albanese di 39 anni, accusato di autocalunnia e falsa testimonianza.

Gli operatori del 118, chiamati nel mini appartamento dove viveva la famiglia, trovarono il piccolo in condizioni critiche e la madre disse che aveva fatto una indigestione. Ma erano evidenti ecchimosi e lividi. Il bambino, di neppure quattro anni, morì poco dopo l’arrivo in ospedale e l’autopsia rivelò percosse e una frattura. L’uomo si autodenunciò per cercare di mettere al riparo la compagna.

Alla fine la madre confessò che, rientrata stanca dal lavoro, perse la testa perché a suo dire il bambino non la lasciava tranquilla e lo picchiò duramente.