ll medico omeopata Massimiliano Mecozzi (Fotoprint)
ll medico omeopata Massimiliano Mecozzi (Fotoprint)

Cagli (Pesaro Urbino), 16 marzo 2018 - La procura di Ancona ha chiuso l’indagine accusando di omicidio colposo il dottor Massimiliano Mecozzi, omeopata e di concorso Marco Bonifazi e Maristella Olivieri, genitori di Francesco di 7 anni, morto il 27 maggio 2017 per un’otite sfociata in ascesso neurologico. Il medico è accusato dal pm Daniele Paci di «negligenza, imprudenza e di imperizia per aver sottostimato il quadro clinico tipico di un’infezione locale di elevata gravità, prescrivendo una terapia a base di medicinali omeopatici nonostante la recrudescenza dei sintomi omettendo di predisporre qualsivoglia approfondimento diagnostico ed evitando di prescrivere le necessarie terapie antibiotiche adeguate alla cura della patologia». 
Per i genitori di Francesco, la colpa è stata quella di «avvalersi in quei giorni esclusivamente del consulto del dottor Mecozzi nonostante la palese inefficacia della sua terapia, omettendo di consultare la pediatra o un otorino».
 

E’ Il nonno di Francesco. Si chiama Maurizio Olivieri, di professione artigiano della pasta con laboratorio e negozio a Cagli. La famiglia del bambino morto per otite mal curata l’ha tenuta stretta lui con la calma e l’esempio.

Signor Olivieri, l’inchiesta sulla morte di Francesco è finita. Per il pm Daniele Paci di Ancona, il dottor Mecozzi è colpevole di negligenza e imperizia, i genitori ossia sua figlia e suo genero, di aver omesso l’assistenza medica al bambino.

«La colpa della famiglia è stata quella di aver creduto ad un medico regolarmente iscritto all’Albo».

Gli avete creduto coscientemente o ad occhi chiusi?

«Come ogni genitore che si affida ad un dottore per i propri figli. Non dimentichiamoci che Francesco era stato curato con successo tante altre volte per otite, di cui soffriva».

Da chi e come era stato seguito?

«Lo ha sempre curato Mecozzi, che gli somministrava prodotti omeopatici».

Risolvendo ogni volta il problema?

«Sempre, ed è stato questo che ha ingannato tutti».

Perché il vomito, la febbre, il dolore del bambino non vi ha spinto al terzo giorno verso un ospedale o un otorino?

«Perché sembrava essere la trama di un film di cui Mecozzi conosceva esattamente tutte le fasi. Ci diceva, ‘ora avrà il vomito’ ed ecco che avveniva questo. ‘Gli potrà venire la febbre’ ed ecco che arrivava. Ci diceva che il corpo doveva reagire in quel modo per espellere l’infezione. Poi il bambino alternava giorni di relativo miglioramento seguite da ricadute».

Ma dopo dieci giorni, che cosa vi siete detti?

«Siamo corsi di nuovo da Mecozzi, che dopo aver visto il bambino ci tranquillizzò subito e nello stesso tempo ci terrorizzò dall’idea di ricorrere ai farmaci. ‘Se volete farlo diventare sordo dategli l’antibiotico’. Ci diceva questo. Spaventando e immobilizzando tutti».

Ora sua figlia e suo genero potranno chiedere di essere interrogati dal pm prima della richiesta di rinvio a giudizio. Lo faranno?

«Non si sono mai sottratti a nessun interrogatorio degli inquirenti per ricostruire la tragedia di Francesco. A differenza di Mecozzi, che non ha mai risposto a nessuno, che ha cercato di azzerare la memoria del suo cellulare per non far vedere le centinaia chiamate di mia figlia».

Cosa chiede alla magistratura?

«Che si arrivi ad una giusta condanna nei confronti di un uomo pericoloso, il quale mi auguro non abbia più la possibiltà di avere in cura nessuno, tantomeno dei bambini».

In questi mesi, si è mai messo in contatto con voi?

«No, mai. Stia lontano. Così come staremo lontani per sempre dall’omeopatia».