Quattro studentesse premiate in nome di Maria Pecchia
Quattro studentesse premiate in nome di Maria Pecchia

Pesaro, 25 ottobre 2015 - «Colte e indipendenti». Così Maria Augusta Pecchia intendeva le donne. A questo aspirano Chiara Bucchi, Anita Genga, Ilenia Gabucci e Lucia Giagnolini, le quattro studentesse universitarie, diplomatesi a luglio con il massimo dei voti al liceo scientifico Marconi, vincitrici di altrettante borse di studio che il senatore Giorgio Tornati, marito di Maria Pecchia, ha istituito in memoria dell’amata moglie, vittima nel gennaio di due anni fa, di un incidente stradale.

Loro – Bucchi, Genga, Gabucci e Giagnolini – saranno quattro rose che fioriranno anche grazie al sostegno della famiglia Tornati, intenzionata a promuovere nelle nuove generazioni «gli alti e nobili valori che hanno ispirato l’attività politica e sociale» costruita dalla Pecchia in tanti anni di insegnamento e militanza nel partito comunista. In 75 anni di vita Pecchia è stata insegnante di lettere, assessore in Provincia con Vergari (dove fu tra le fondatrici del Marconi) e in Comune con Stefanini, onorevole alla Camera dei Deputati, sposa di Tornati, già sindaco di Pesaro dal 1978 al 1987. 

«Maria era fiera delle sue umili origini e dell’ aver cominciato ad insegnare a 20 anni», ha raccontato Tornati, ieri mattina nell’aula magna del Marconi, dove si è svolta la cerimonia di consegna delle borse di studio ed è seguita la lezione di filosofia, in collaborazione con gli amici dell’Oliveriana, dal titolo “Pensiero e linguaggio”. L’argomento, sviluppato dal professore Enrico Capodaglio, ha trovato forte relazione con l’esperienza narrata da Tornati.

«La lezione di Capodaglio – ha sottolineato il preside Riccardo Rossini – in cui si esplicita il “sogno rinascimentale” di un sapere insieme scientifico e umanistico che i licei scientifici continuano a proporre, ha trovato corrispondenza nel segno lasciato dalla Pecchia nella sua vita, professionale e umana». Infatti Tornati, a tratti commosso, ha detto: «Lei avrebbe voluto frequentare la facoltà di medicina, ma gli studi erano troppo lunghi, costosi e quella professione non le avrebbe permesso di essere - come si pensava allora - anche una buona madre e sposa. La soluzione ideale fu l’insegnamento, mentre il fatto di non poter diventare medico fu l’unico rimpianto in una vita comunque piena e spesa al servizio dell’emancipazione culturale e sociale dell’individuo».