Bruzzese: processo a Versace Battaglia sulle parti civili

I legali dell’imputato: "Vanno escluse". I giudici dicono no

Si è aperto ieri mattina il processo bis contro Rocco Versace, il 57enne calabrese, considerato il "palo" nell’omicidio di Marcello Bruzzese, fratello dell’ex ‘ndranghetista Girolamo, ucciso la notte di Natale del 2018, in via Bovio, in pieno centro storico. E subito i difensori dell’imputato hanno giocato la loro prima carta, sollevando un’eccezione per escludere la costituzione delle parti civili – 11 famigliari di Marcello, tra cui il fratello, moglie e figli – e relativa richiesta di risarcimento danni di un milione di euro. Eccezione respinta dalla Corte d’Assise (presieduta dal giudice Lorena Mussoni, a latere Andrea Piersantelli) che ha quindi ritenuto valida la costituzione di parte civile presentata nel primo processo contro Versace, quello "azzerato" per un vizio di forma e ritornato alla fase della conclusione delle indagini. Gli avvocati di Versace, Pasquale Loiacono e Francesco Albanese, hanno sostenuto che quell’azzeramento avesse cancellato anche la costituzione di parte civile. Ma la Corte è stata di tutt’altro avviso seguendo l’orientamento di recenti sentenze della Cassazione. Accusa (pm Monica Garulli, Daniele Paci, Paolo Gubinelli) e difesa hanno poi presentato una copiosa richiesta di ammissione di prove su cui i giudici decideranno alla prossima udienza del 13 luglio. I famigliari della vittima sono assistiti dagli avvocati Ada Odino e Grazia Iannarelli.

e. ros.