"Non serve a nulla chiudere anticipatamente i locali, è solo fumo negli occhi. Il nodo vero è l’intreccio scuole-trasporti" aveva detto ieri sulle colonne del nostro giornale il professor Paolo Clini, aprendo in città un dibattito sulla necessità o meno (secondo lui è necessario) di chiudere Scuole ed Università. Ed oggi #Ristoritalia, per bocca del suo presidente Giorgio Andrea Ricci, si spinge addirittura oltre, chiedendo al presidente della Regione di chiudere i suoi confini ed...

"Non serve a nulla chiudere anticipatamente i locali, è solo fumo negli occhi. Il nodo vero è l’intreccio scuole-trasporti" aveva detto ieri sulle colonne del nostro giornale il professor Paolo Clini, aprendo in città un dibattito sulla necessità o meno (secondo lui è necessario) di chiudere Scuole ed Università. Ed oggi #Ristoritalia, per bocca del suo presidente Giorgio Andrea Ricci, si spinge addirittura oltre, chiedendo al presidente della Regione di chiudere i suoi confini ed imporre immediatamente ai cittadini un lockdown, lampo, per evitare di ritrovarsi fra un mese a dover gestire il tracollo dell’economia regionale. "Dato che con la restrizione degli orari di bar e ristoranti già in passato (a marzo) non si è stati in grado di frenare la curva dei contagi, che ora sta tornando a crescere in modo esponenziale come allora, facciamolo subito il lockdown: per la nostra categoria sicuramente è meglio adesso che a Natale, l’unico mese invernale in cui si lavora di più". Non vuole far polemiche il presidente di #Ristoritalia, ma non vuole neppure che perseguendo su questa strada di "tante chiacchiere e poca concretezza" si finisca per distruggere l’economia dell’intero Paese. "Con l’uscita del nuovo Dpcm, i danni alle nostre imprese si sono visti subito - denuncia -. Non è pensabile che un bar debba smettere di lavorare alle 21, quando il grosso degli affari è dopo cena. Martedì 13 ottobre è stata una giornata normale. Ma nei giorni successivi, con la chiusura dei ristoranti a mezzanotte e il blocco delle somministrazioni al banco alle 21, i nostri locali hanno perso già il 40% del fatturato. In una situazione che era già di perdita, calcolando che con il distanziamento introdotto a marzo abbiamo perso quasi la metà dei posti a sedere. Si sta facendo solo del terrorismo sparando in continuazione i numeri dei contagi e le vendite calano perché la gente ha paura di uscire. Bisogna invece fare maggiore chiarezza sui numeri dei malati veri e meno sensazionalismo". Per cui, al momento, per #Ristoritalia la soluzione meno dolorosa per tutti è questa: "Chiudiamo i confini della Regione Marche e sospendiamo le nostre attività economiche per soli 15 giorni, piuttosto che chiudere poi in condizioni peggiori. Abbiamo avuto una bella estate e sappiamo di non poter fare affidamento sulle promesse di aiuti economici in caso di difficoltà. Se la prospettiva adesso è quella di farci indebitare ancora di più, noi non ci stiamo!".

Tiziana Petrelli