di Franco Bertini Non c’è niente di più immorale del ricorrere alla statistica quando si parla di morti. I numeri sanzionano un dato che nulla sa di ciò che sta dietro, e tuttavia i numeri dicono una loro verità che non può essere disconosciuta. L’impennata di deceduti pesaresi nel 2020 per cause in qualche modo riconducibili alla pandemia di Covid19 non lo so se sia statisticamente più rilevante del numero dei morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale o di quelli della Spagnola del 1918-1920 se si tiene legittimamente conto della...

di Franco Bertini

Non c’è niente di più immorale del ricorrere alla statistica quando si parla di morti. I numeri sanzionano un dato che nulla sa di ciò che sta dietro, e tuttavia i numeri dicono una loro verità che non può essere disconosciuta. L’impennata di deceduti pesaresi nel 2020 per cause in qualche modo riconducibili alla pandemia di Covid19 non lo so se sia statisticamente più rilevante del numero dei morti sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale o di quelli della Spagnola del 1918-1920 se si tiene legittimamente conto della popolazione cittadina: circa 94.000 oggi; circa 45.000 negli anni della guerra; circa 30.000 negli anni della Spagnola la quale, nelle varie ondate, si portò via oltre 200 pesaresi.

Anche la paura della morte nelle tre diverse tragedie non è stata la stessa, di natura particolare e non paragonabile con altre quella dei bombardamenti, durante i quali, salvo casi particolarmente sfortunati bastava spostarsi da un’altra parte per uscirne indenni. Così come invece, negli anni trascorsi e fino al 2019 la morte di qualcuno era semmai un attimo di dolorosa sorpresa di fronte al manifesto ma non certo tale da far scattare il terrore della propria scomparsa personale. La morte non era una cosa che ci riguardava, al massimo poteva toccarci negli affetti familiari. Non è così di fronte a una pandemia: se la morte di uno sotto le bombe era una disgrazia comunque fortuita e occasionale, la morte di uno per un virus è un annuncio inquietante anche per ciascuno di noi, perché ciascuno di noi non ha difese personali e individuali da opporre rispetto a chi è stato colpito.

Quei 500 pesaresi scomparsi nel 2020 sono un inciampo storico che condizionerà il nostro futuro, quei dodici mesi hanno buttato per aria una delle colonne portanti del nostro modo di vivere, il ritenere di essere del tutto al riparo da qualunque cosa del genere. Tutto è crollato come la Borsa e i mercati nel 2008, il tempo impazzito ha fatto un incredibile salto all’indietro, siamo tornati contemporanei dei nostri avi concittadini che davanti alla Spagnola potevano solo lavarsi le mani, non uscire di casa e coprirsi il viso. Esattamente come noi dopo un secolo abbondante. Questa è l’ironia sottile che ci ha rimesso tutti in riga. Con l’aggiunta che i pesaresi della Spagnola del secolo scorso erano molto più propensi a riempire le chiese alla ricerca di un aiuto divino determinando ulteriori ammassamenti oggi demandati alla "movìda".

La guerra era molto più chiara ed esplicita, le macerie che causava le vedevi concretamente. Tutti questi morti pesaresi rimarranno come una atmosfera dolente per le strade della città e non saranno riappacificati da nessuna futura statistica che segnerà, quando segnerà, il ritiro del Covid 19 come una marea impestata.

f.b,