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21 apr 2022

Conero, in vino veritas

Dalla cantina Moroder calici veri con punte balsamiche altissime, da meditare

La famiglia Moroder, pionieri del Rosso Conero
La famiglia Moroder, pionieri del Rosso Conero
La famiglia Moroder, pionieri del Rosso Conero

Terminata la sbornia del Vinitaly, il salone del vino di Verona, un luogo dove manco da decenni per una naturale allergia ai luoghi e agli approcci di massa, consiglierei una prima gita primaverile alla cantina Moroder, nelle colline di Montacuto, passata la provincia di Pesaro Urbino direzione Ancona. Una visita in cantina può valere cento fiere. Primo per il paesaggio (il tramonto si staglia già con un carico cromatico pre estivo) e poi per i contenuti. Moroder è il borgo del particolare dove tutto è accogliente e dove potete assaggiare anche buoni piatti nell’agriturismo, accompagnati dai vini della casa. E che vini. Qui è nato il Rosso Conero, anzi i Rosso Conero visto che un’annata e una bottiglia sono diverse una dalle altre, ma con una nota comune: in vino veritas. Cioé sono vini che non ingannano, che parlano un linguaggio vero, siano essi longevi o recenti. Vediamo qualche esempio. Il Dorico annata 2001 è granato e ha un impatto olfattivo altissimo con note di foglia di mirto, amarena spiritata, catrame di betulla, cioé sangue della foresta con piastrine vegetali balsamiche. E ancora, come ama dire il maestro Otello Renzi con cui il confronto è sempre arricchente, "incenso, cassis, il liquore di ribes, sandalo e cardamomo". Vi si può notare anche una nota di crisantemo, prima di sentirne il sapore che è una contraddizione in sé molto piacevole però: come può un vino rosso essere fresco e agrumato (prerogative consone a vini bianchi)? Eccome se può: questo vino ha una freschezza agrumata primordiale, mediterranea, un’eleganza tannica vergata di rooibos e un rimando di nuovo all’olfatto che ora rivela lavanda selvatica, legno di castagno e anice. Un sorso rigenerante. Il Dorico 2017 è impenetrabile, sta al calice baldanzoso e non si quieta e ha profumo tagliente, profondo, di pino mugo, legno di genziana, menta crispa (quella che masticavamo da bambini), eucalipto. Il sapore è di agrifoglio, assenzio, calcare frantumato, elicriso, mirtillo e, ricama finemente ancora il maestro Otello Renzi, "cuore di carciofo dolce e verde". Infine il Conero 2018 ha un aspetto introverso, intenso, con incedere di marasca imberbe, amarena, mora di rovo, asparago marittimo. Anche il sorso è di rovo con nota verde di ortica, agrifoglio puntellato di iodio. Un vino silvestre vista mare e infatti il Conero è lì, a due passi da casa Moroder.

d.e.

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