Fano (Pesaro-Urbino), 2 marzo 2019 - «Trascorsi tre mesi dalla morte di mia figlia (VIDEO), l’iniziale interesse mediatico sui tragici fatti di Corinaldo è andato spegnendosi giorno dopo giorno». Inizia così la lettera che la madre di Benedetta Vitali, Cinzia (VIDEO), una delle vittime della strage della discoteca, ha mandato al nostro giornale. Uno sfogo che si incentra sul timore che cali l’indifferenza e che non si arrivi ad ottenere giustizia: «Sono sua madre, care ‘Istituzioni’, dove siete? – scrive – Dove siete mentre piango mia figlia? Ci sono dieci indagati, che invece di affrontare le proprie responsabilità, conducono una vita normale, nelle loro case, con le loro famiglie. Vorrei proprio sapere come riescono ad andare avanti, sapendo che ci sono famiglie che invece quella normalita non l’hanno più».

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Siamo andati a trovare questa famiglia stretta nel dolore (VIDEO), e quelle che riportiamo in questa pagina sono le loro angoscie, quelle anticipate dalla lettera che ci è stata inviata: «Mi chiedo – ha scritto ancora – che giustizia abbiamo. Non vedo provvedimenti adeguati atti a definire responsabilità e colpe. Non voglio rassegnarmi, non posso pensare che per una tragedia come questa debbano trascorrere anni per avere giustizia, perché tutto non svanisca nei cavilli burocratici che, nel frattempo, danno il via libera alla prossima tragedia annunciata. È un dolore infinito lo strazio di chi ha perso una figlia, una sorella, un’amica. Una quotidianità vissuta con il cuore spezzato, una vita finita, e voi... che avete dimenticato quei sei corpi sotto un lenzuolo. Sono qui a piangere mia figlia tutti i giorni, e voi tutori della legge dove siete? Dormite tranquilli? Io no». 

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Asia Nasoni

Corrado e Cinzia, entrambi di 57 anni, parlano piano. Come se spostassero montagne a mani nude. Sono i genitori di Benedetta Vitali (FOTO).
Ieri li abbiamo incontrati nello studio legale Irene Ciani, che li tutela dal primo momento. 

Cosa sapete dell’andamento dell’inchiesta?
«Niente, assolutamente niente – dice la mamma Cinzia – nessuno ci ha interpellato oppure ci ha informato di qualcosa».

Cosa vi aspettate?
«In quella strage sono morte Benedetta e altre cinque persone. Dopo tre mesi circa di indagini, noi siamo sprofondati nella disperazione, mentre i 10 indagati sono liberi e tranquilli. Anzi, non hanno proprio problemi e immagino che presto riapriranno un nuovo locale». 

Credete che si stia perdendo tempo nelle indagini? 
«Non lo sappiamo, ma noi abbiamo una rabbia, ma una rabbia dentro che non ci abbandona mai. Benedetta, una ragazza bravissima a scuola, nello sport, nelle attività della parrocchia, deliziosa in famiglia, non aveva fatto niente di male a nessuno. Quella sera voleva solo stare insieme alle sue amiche e sentire della musica».

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Avevate timore nel mandarla in quella discoteca?
«Non quella sera – dice il papà Corrado – Era una festa organizzata con la scuola, c’erano i manifestini con i loghi degli istituti, Benedetta partiva con la navetta e sarebbe tornata a casa sempre con la navetta. L’ho vista mentre si preparava in bagno, strafelice. Perché temere di un divertimento? Io non sapevo nemmeno dove fosse la discoteca». 

Chi l’ha avvertita quella notte?
«La mamma di una ragazza mi ha chiamato dicendo che era stato spruzzato dello spray. Benedetta non si trovava. Sono partito con un mio amico che conosceva la strada». 

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Quando è arrivato cosa ha visto?
«Sei lenzuoli bianchi, stesi sopra dei corpi. Sono corso ad alzare il primo e sotto c’era Benedetta. Che non ho riconosciuto subito per il viso sporco e i capelli di un colore diverso. Ho scoperto tutti quei teli. Poi il mio amico mi ha urlato che la prima era Benedetta». 

C’era qualcuno lì con lei?
«Solo il mio amico. Ho preso la testa di mia figlia, l’ho scossa, le ho detto svegliati svegliati, l’ho stretta a me, non poteva essere vero non poteva. Poi ho chiamato a casa e ho trovato la forza di dire a mia moglie che Benedetta non c’era più. Io non so cosa ho fatto dall’1.30 fino alle 7 di quella mattina. Non lo so».

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Ha avuto contatti con gli organizzatori della festa, li ha cercati per capire?
«No, non ho cercato nessuno. Mi ha scritto il sindaco di Corinaldo, che ha autorizzato quel locale. Non do colpe ma so che ho affidato mia figlia a gente vigliacca, che non ha curato la sicurezza, non ha avuto scrupolo di niente, solo dei soldi da incassare. Noi non dormiamo più, la vita è spezzata e per fortuna abbiamo Francesco che ci dà forza. Ma anche chi ha provocato tutto questo non deve dormire».

Ha avuto l’affetto della città?
«Straordinario, inimmaginabile. Benedetta sarà per sempre figlia di Fano, non solo nostra».