Coronavirus
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Pesaro, 26 febbraio 2020 - La seconda doccia fredda arriva a metà pomeriggio e poi ancora in serata. Prima viene alla luce un caso a Piandimeleto, che ha viaggiato assieme a un amico del ristoratore di Cattolica. Poi c'è un terzo caso, sempre in provincia di Pesaro Urbino, su cui per ora c'è mistero fitto.

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L'operaio di Piandimeleto è risultato positivo durante lo screening fatto dall'Asul romagnola a seguito del caso del ristoratore. E l'amico, che era in viaggio con lui in Romania, è un operaio di 51 anni di Piandimeleto. E' stato messo in quarantena nella sua casa, visto che le condizioni di salute non sono gravi, a differenza di quelle all'amico, 71 anni, che è ricoverato nel reparto di Malattie infettive di Rimini in condizioni gravi, ma "stazionarie". Ora a Piandimeleto saranno sottoposti a test i familiari del contagiato e le persone con sono venute in contatto con lui in questi giorni. I due sono atterrati a Bologna sabato scorso.

Sottoposto al test questa mattina, è risultato anche lui positivo al Coronavirus, come reso noto dalla prefettura di Rimini. Raggiunto al telefono dal Carlino, l'uomo ha dichiarato: "E' scandaloso che una Prefettura sveli alla stampa una mia positività al virus, senza che io ne sappia ancora nulla. Nessuno dall'ospedale mi ha informato dell'esito del tampone. L'ho letto sul sito del Carlino, che riprendeva le dichiarazioni della prefettura riminese. Lo ritengo un comportamento grave da parte delle istituzioni, peggio del virus stesso, che non mi dà nemmeno una linea di febbre". 

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L'altro positivo al test è un ragazzo di 30 anni, originario di Vallefoglia, ma residente per lavoro da qualche anno nella zona rossa, poco lontano da Codogno, è risultato positivo al Coronavirus. La conferma è arrivata questa mattina dal commissario straordinario Angelo Borrelli alla Protezione Civile. Ieri sera dalla Regione era stata diffusa la positività del primo campione.

"E’ stato diffuso il risultato positivo di un campione analizzato nel pomeriggio di oggi, 25 febbraio". Il campione, è stato poi inviato nelle prime al Centro diagnostico di riferimento nazionale dell’Istituto superiore di sanità ed è stato confermato ufficialmente. "Nel frattempo il paziente è stato isolato presso il proprio domicilio e si trova in buone condizioni di salute". Da quanto si è appreso, tutti i suoi familiari sono risultati negativi. Per non correre rischi però, il 30enne verrà ricoverato nel reparto infettivi del San Salvatore per il decorso della malattia.

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Il ragazzo è arrivato a Vallefoglia da pochi giorni, immediatamente prima della chiusura della zona rossa da dove non è possibile uscire né entrare. Ma sapendo dell’ipotetico pericolo che poteva rappresentare, il giovane sarebbe rimasto pressocché a casa, in una specie di autoquarantena. Proprio in quei primi giorni è comparsa la febbre, non eccessiva, che ha spinto la famiglia a sottoporlo a controllo. Così l’altro ieri, una squadra del 118 attrezzata per il contenimento del virus, lo ha sottoposto a prova del tampone isolandolo in casa in attesa della risposta. Che è arrivata ieri.

Il sindaco di Vallefoglia Palmiro Ucchielli dice: «Non ne so molto, se non che c’è questa persona che non conosco, residente nella zona rossa, che è tornata nella sua casa d’origine da pochi giorni. Sentendosi la febbre, ha chiamato l’ambulanza e poi è scattato il controllo e questa positività. Speriamo che non ci sia stato un allargamento dell’infezione». Intanto, il ristoratore di Cattolica, di 71 anni, che ha contratto il coronavirus raggiunto ieri al telefono, ha risposto così dal suo lettino d’ospedale degli infettivi di Rimini: «Come mi sento lo devono dire meglio i medici, comunque adesso non ho più la febbre. Sono rientrato sabato scorso scorso dalla Romania, atterrando a Bologna. Quando sono arrivato non avevo la febbre e non credo di essermi ammalato in Romania».

Il 71enne, dopo la febbre e la tosse, si è presentato lunedì dal suo medico di famiglia il quale, con ogni evidenza, non ha individuato bene i sintomi e lo ha indirizzato verso il Punto di pronto intervento dell’ospedale di Cattolica. «Qui abbiamo provveduto a fare subito una radiografia al torace che ha evidenziato alcune caratteristiche. Ci hanno fatto subito emergere alcuni dubbi – racconta Eleonora Renzi, responsabile facente funzioni dell’Unità operativa di Radiologia dell’ospedale Cervesi –. Quindi si è proceduto con una Tac che ha confermato che c’erano le caratteristiche di una polmonite non batterica ma virale. A quel punto il paziente è stato immediatamente preparato per essere trasportato agli Infettivi di Rimini. Siamo tutti protetti e anche i locali dove è transitato il paziente sono stati disinfettati. Noi naturalmente siamo tutti dotati dei presidi previsti contro il contagio, dalle maschere ai guanti», sottolinea Renzi.

 

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