Mauro Mancini, direttore della Farmacia ospedaliera di Marche Nord
Mauro Mancini, direttore della Farmacia ospedaliera di Marche Nord

Pesaro, 1 aprile 2020 - E’ come un grande distributore di benzina che fornisce il carburante alla macchina dell’ospedale nella sua corsa forsennata contro il Coronavirus. Stiamo parlando della Farmacia ospedaliera di Marche Nord, un piccolo esercito silente in prima linea a fianco dei clinici diretto dal dottor Mauro Mancini, 52 anni. "Ma distribuiamo un ‘carburante’ di qualità perché mettiamo insieme tutte le informazioni che arrivano dalla comunità scientifica internazionale con l’esperienza clinica maturata a Marche Nord dai colleghi clinici. Finora la marcia di Covid-19 ha trovato pochi ostacoli, ma stiamo affinando le armi con la speranza di tenergli testa" precisa Mancini, rivelando l’esistenza di una chat tra i medici dell’ospedale che, minuto per minuto, mette in rete le reazioni alle diverse combinazioni di farmaci che vengono somministrate a pazienti nei vari stadi della malattia.
 

Dottor Mancini, quali sono le opzioni terapeutiche utilizzabili oggi?
"Ci stiamo muovendo in un ambito in cui terapie efficaci non esistono, ma stiamo riscontrando una risposta soprattutto nelle prime fasi della sofferenza polmonare dall’idrossiclorochina, sostanza usata contro la malaria, in associazione con altri antivirali inibitori della proteasi utilizzati a lungo nella terapia contro l’ Aids"
Si parla molto anche del Remdesivir..
"Si, è un antivirale da somministrare per via endovenosa testato in passato nei pazienti colpiti da Ebola. La molecola fino a qualche giorno fa veniva fornita solo in via compassionevole. Malgrado ciò abbiamo trattato 30 pazienti con buoni risultati".
E dell’Avigan, l’antivirale commercializzato in Giappone, che ne pensa?
"Non è ancora distribuito in Europa, ma nel momento in cui l’Agenzia del farmaco ne approverà la sperimentazione ci faremo avanti. Vogliamo dare ai pazienti ciò che ha un’evidenza scientifica, non solo mediatica"
Tutti gli antivirali fin qui descritti, a parte l’Avigan, vengono usati in via sperimentale?
"Ovviamente si, per il momento cerchiamo di muoverci a 360 gradi scegliendo combinazioni che inibiscano la cosiddetta ’tempesta citochinica’, la iper-reazione antinfiammatoria che si verifica nei casi più gravi dell’infezione, evitando gli effetti collaterali più pesanti"
A che punto è la sperimentazione sul Tocilizumab, la proteina che blocca gli effetti dell’interleuchina-6 nei pazienti con artrite reumatoide? "E’ molto promettente, ma stiamo avendo problemi a ricevere il farmaco, vista l’enorme richiesta che c’è".
Se dovesse individuare la difficoltà più grande in questi giorni di epidemia?
"Selezionare farmaci avendo l’accortezza che siano sempre disponibili per tutti, muovendoci in un mercato sempre più difficile e competitivo".