Monsignor Trasarti
Monsignor Trasarti

Pesaro, 7 aprile 2020 - Per tutto il giorno a Fano non si è parlato d’altro che di quella messa clandestina. Un rito celebrato a porte aperte, la mattina della domenica delle Palme, all’interno della chiesa del porto di Fano. Una messa proibita a cui avrebbero partecipato numerosi fedeli, la qual cosa ha suscitato rabbia ("bisogna denunciarlo"), sdegno ("un atto criminoso da perseguire senza scomodare fede e coscienza") e pure dell’ironia ("mi auguro che il parroco non sia leghista" con chiaro riferimento alla richiesta di Matteo Salvini di aprire le chiese a Pasqua). Un dibattito che al tempo del Coronavirus, e proprio per le limitazioni imposte dalle misure di contenimento del contagio, si è sviluppato soprattutto in Rete, su più canali differenti (social, videochat, whatsapp), tanto fitto, liquido e permeabile, da essersi propagato rapidamente a macchia d’olio.

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L’indomani il vescovo di Fano Armando Trasarti (in foto ), era già stato inondato di diverse segnalazioni, non solo di questo caso specifico, ma anche di altri comportamenti di preti non in linea con quanto da lui indicato per i riti della Settimana Santa. Per questo ha stigmatizzato il comportamento, prendendone le distanze e ricordando le sue indicazioni "promulgate in ottemperanza ai decreti delle Istituzioni civili a livello nazionale e regionale - si legge in una nota - e della Conferenza Episcopale Italiana circa il contrasto alla diffusione del Covid-19". Nel suo scritto, però, il vescovo tiene a sottolineare "la piena obbedienza nella stragrande maggioranza delle parrocchie presenti nel territorio della Diocesi di Fano Fossombrone Cagli Pergola" invitando "a verificare le norme indicate in data 27 marzo 2020 e fatte pervenire a tutti i preti e alle parrocchie della diocesi e pubblicate nel sito www.fanodiocesi.it" che indicano gli orari delle messe che saranno celebrate dal vescovo a porte chiuse e trasmesse sul canale 17 di Fano Tv.

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«Eventuali iniziative che non rispettino tali indicazioni - dice il vescovo - sono da ritenersi ‘private’ e incorreranno nelle sanzioni che lo stato ha stabilito per i cittadini che non rispettano la legge in vigore". Una strigliata che ha subito sortito il suo effetto, se è vero com’è vero che domenica le porte di San Giuseppe al Porto, durante quella messa clandestina, non erano state inchiavate e che quindi chiunque sarebbe potuto entrare, come ha fatto. Ma soprattutto dal momento che al termine della funzione, dal pulpito, il parroco avrebbe persino ricordato ai fedeli intervenuti gli orari delle messe del Triduo Pasquale.

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«Come funzionano le messe lì da lei?" Gli abbiamo chiesto ieri pomeriggio. "Domenica abbiamo benedetto privatamente le palme - ha risposto padre Gianfranco Casagrande - poi le abbiamo lasciate in fondo alla chiesa che rimane aperta sempre, e ognuno per conto proprio le ha prese". E allora come mai si dice che lei abbia celebrato messa con tanti fedeli? "Saranno state 7/10 persone - spiega -, sparpagliate per la chiesa, ad oltre due metri di distanza l’uno dall’altro, con le mascherine e tutto. Sono messe private, a porte chiuse. Non è che c’è la gente. Anche quelle del triduo, di cui gli orari si sanno da un mese. Noi siamo una comunità di cinque frati e, come è naturale, celebriamo la Pasqua insieme".