La piscina di via Togliatti
La piscina di via Togliatti

Pesaro, 26 ottobre 2020 - "Qua siamo morti". Vorrebbe essere una battuta, ma si sente una vena di amarezza profonda nella voce di Glauco Tesei, uno dei soci dello ’Smash’, la palestra che mercoledì scorso aveva riunito tutti i gestori delle palestre pesaresi per un confronto. Il governo aveva dato una settimana per mettersi a posto con le norme anti-Covid, anche se in molti lo avevano già fatto dal maggio scorso, investendoci anche parecchi soldi. "Non tira una gran aria, la sensazione è che ci chiuderanno, hanno solo preso tempo" ci aveva confidato Federica Baioni di Officine in Movimento. Ci aveva visto giusto.

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Adesso l’aria è pesante. "Nelle nostre chat sento parole di rivolta – dice ancora Tesei – c’è chi vuole andare in piazza a manifestare, chi davanti agli uffici della Regione. Ma purtroppo non credo serva a qualcosa, è il governo che decide stavolta, non le Regioni. Ma capisco la rabbia: potevano farci andare avanti, magari con numeri minori ed evitando le docce". Più utile, secondo lui, cercare di organizzarsi per non interrompere del tutto l’attività: "Ad esempio con delle lezioni all’aperto, anche se a novembre è dura, oppure utilizzando la piattaforma di Zoom. Il problema è che online ci sono dei limiti, si possono far fare agli utenti solo attività a corpo libero, ma saltano tutti i corsi di Trx, spinning, ecc.".

L’importante è non dover concedere di nuovo i voucher a chi si era abbonato: "C’è gente che ancora utilizza quelli accumulati durante il primo lockdown, se adesso a quelli che avevano fatto un abbonamento trimestrale ne diamo altri non finiamo più di smaltire queste lezioni. Siamo una ventina a vivere con questa palestra, non so se Conte si rende conto che passando dei bonus di 600 euro agli istruttori non si va lontano. E il prestito da 25.000 euro l’abbiamo già preso, ma poi tocca restituirlo, un altro non lo prenderemmo, devono arrivare aiuti a fondo perduto".

Anche per le piscine la situazione è grigia. L’impianto di via Togliatti, oggi gestito dal Pentathlon, aveva riaperto i battenti soltanto nel gennaio del 2018 dopo tante traversìe e fra il lock-down della scorsa primavera e questo nuovo stop rischia di finire male: "Potevano almeno lasciare che gli agonisti continuassero gli allenamenti – dice Adriana Fabbri, presidente dell’Asd Futura –. Ci ritroviamo a dover interrompere l’attività ed è un peccato perché avevamo ottenuto dei bei risultati, arrivando a podio in gare nazionali. Si tratta di 10-15 ragazzi che con turni diversi e col distanziamento potevano tranquillamente continuare a nuotare. Il pentathlon prevede cinque discipline e due di queste, scherma e nuoto, non si possono fare. Non siamo d’accordo, ma lo Stato ha deciso così e non ci possiamo far niente".