Pesaro, 23 febbraio 2021 - Protetto dalla prima dose di vaccino, eppure positivo al tampone e poi ricoverato per una polmonite interstiziale da Covid19. Ciò che è successo al dottor Gianfranco Binotti, 69 anni, medico di famiglia a Fossombrone, sta mettendo in allarme i colleghi medici. Ma una spiegazione c’è e serve a farci capire come funziona il vaccino. E’ lo stesso Binotti a raccontarlo dalla sua convalescenza.

Dottor Binotti, ci racconta com’è andata?
"Ho fatto la prima dose il 10 gennaio e avrei dovuto fare la seconda il 31 gennaio – spiega il medico - Solo che nella notte tra il 24 e il 25 gennaio, lo ricordo perché era il giorno successivo al mio compleanno, ho avuto un picco febbrile e per puro scrupolo, sono andato a fare il tampone che poi si è rivelato positivo. A quel punto non ho potuto fare il richiamo".

E poi si è ammalato?
"Sì, ma non credo che sia stato il vaccino. Nell’intervallo tra il 10 e il 25 gennaio ho avuto un contatto a rischio, presumo legato alla mia attività professionale, e mi sono contagiato. E visto che la febbre non scendeva, mi sono recato al pronto soccorso del San Salvatore e la seconda volta, il 4 febbraio, mi hanno ricoverato. Per fortuna la mia polmonite non era gravissima e sono potuto andare nel reparto di Malattie Infettive, dove sono stato curato in modo eccellente. Lì i colleghi infettivologi mi hanno dato la spiegazione a questo strano caso".

Cosa le hanno detto?
"La prima inoculazione, di per sé, non crea uno scudo ma depotenzia l’aggressività del virus. Il quale può entrare dentro di noi, ma fa pochissime replicazioni".

Adesso come si sente?
"Sono a casa in convalescenza, sono molto provato fisicamente ma è già molto aver salvato la pelle. Mi hanno fatto un primo tampone di controllo in ospedale il 12 febbraio, quando mi hanno dimesso perché clinicamente guarito, ma era ancora positivo. Ne ho fatto un secondo tre giorni fa ed era indeterminato, il che vuol dire che comunque la carica virale si sta attenuando. Tra un paio di giorni ne farò un terzo che spero sia negativo".

Alcuni suoi colleghi medici di famiglia sono dell’avviso che sia meglio eseguire un tampone di controllo prima di vaccinarsi: lei è d’accordo?
"Direi che non è necessario, a meno che non ci sia un sintomo sospetto come febbre o difficoltà respiratoria, sia che questo si manifesti prima dell’appuntamento vaccinale, sia che avvenga nel periodo successivo".

Può andare bene anche un tampone rapido?
"Io farei quello molecolare, più affidabile".

Cosa vorrebbe dire a coloro che si devono sottoporre alla vaccinazione?
"Che dobbiamo vaccinarci tutti, è l’unica arma efficace contro la pandemia".