I tamponi avvengono a ritmi serrati per tutti coloro che rientrano dai Paesi dell'Est
I tamponi avvengono a ritmi serrati per tutti coloro che rientrano dai Paesi dell'Est

Pesaro, 13 settembre 2020 - Sono positivi da due mesi. Padre, madre e due figli. E non ne possono più. Stanno bene, non hanno febbre, sono asintomatici ma il problema è che sono ancora affetti da covid. Per questo, hanno l’obbligo di rimanere in quarantena a casa, in attesa di una negativizzazione. Che non arriva,se non per uno dei figli il quale però deve attendere la conferma. Ma questa famiglia, che è albanese ed è tornata a Vallefoglia con la positività al covid dopo una vacanza nel proprio Paese, sta reagendo male a questa forzata e prolungata reclusione in casa anche perché dovrebbero lavorare per affrontare le spese quotidiane. Vorrebbero uscire ma sono controllati dalle forze dell’ordine. Ce l’hanno col sistema sanitario.
 

Dice il dottor Eugenio Carlotti, coordinatore dei servizi di sanità pubblica dell’area vasta 1: "Il caso di Vallefoglia è molto raro ma può accadere. Purtroppo chi si trova a dover essere in quarantena non vede l’ora di guarire e uscire ma se il tampone non dà il via libera si deve rimanere in casa. Inviamo non a caso le forze dell’ordine per i controlli, con verifiche telefoniche e a domicilio. Abbiamo anche diversi casi di badanti rientrate dal loro Paese risultate positive al covid:  sono obbligate a stare in isolamento domiciliare, ma non tutte hanno una casa a disposizione e le famiglie dove lavorano hanno timori ad accogliere persone contagiate. Ci vorrebbe un albergo ad hoc come da altre parti. Ma va detto – continua il dottor Carlotti – che è risultata decisiva la norma regionale che impone non solo la quarantena obbligatoria ma anche il tampone alle persone provenienti da Paesi a rischio come possono essere l’Albania, la Romania, la Macedonia o Moldavia. Grazie a questo obbligo, che altre regioni non hanno imposto, noi siamo riusciti ad intercettare tantissimi positivi che si sarebbero mossi nelle famiglie, nei luoghi di lavoro e negli ambienti cittadini, allargando il contagio. Invece lo abbiamo impedito grazie a questa norma che impone il tampone a chi rientra". 

 

La polizia municipale di Pesaro e Pian del Bruscolo è tenuta ad effettuare i controlli domiciliari: "Riceviamo dall’Asur – spiegano – gli indirizzi dei positivi e andiamo a verificare se sono in casa. E’ un controllo del tutto simile a quello degli arresti domiciliari"
ro.da.