Piero Benelli nel suo studio: è anche docente di Scienze Motorie a Urbino
Piero Benelli nel suo studio: è anche docente di Scienze Motorie a Urbino

Pesaro, 24 novembre 2020 - "La chiusura di molte attività sportive è preoccupante: sono d’accordo nel cercare di diminuire le possibilità di contagio, però i danni da inattività fisica sono altrettanto gravi". Sa quello che dice il dottor Piero Benelli, un’autorità in campo medico sportivo. E non solo: perché lui il Covid l’ha avuto la scorsa primavera provando sulla sua pelle che con questo virus non si scherza. Ma, ugualmente, il responsabile sanitario della Vuelle e della Nazionale di volley maschile (con cui ha vissuto 4 Olimpiadi), docente di scienze motorie all’università di Urbino, solleva il problema.

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Perché nella sua struttura passano ogni giorno decine di pazienti che, con fatica, cercano di rimettere in sesto il proprio corpo dopo cadute, incidenti o malattie invalidanti: "Le patologie che dipendono dalla sedentarietà - spiega Benelli - colpiscono soprattutto gli anziani, che con meno muscoli e ossa deboli rischiano di più; i diversamente abili che disimparano i movimenti acquisiti; ma anche i bambini a rischio obesità. Senza contare che il movimento praticato in maniera regolare rafforza l’apparato e il sistema immunitario, evitando quindi di intasare gli ospedali per altre problematiche".

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Con le palestre e le piscine chiuse, Benelli lancia altre proposte: "Dobbiamo cercare soluzioni alternative, sfruttando di più gli spazi all’aperto e magari utilizzando i tanti istruttori che in questo momento sono fermi e senza lavoro. Se le scuole di calcio si allenano all’aperto, senza contatto, non vedo perché non possano farlo anche altre discipline. Inoltre – aggiunge Piero -, visto che non siamo zona rossa, e quindi non c’è la limitazione dei 200 metri, consiglio a tutti di fare delle passeggiate a piedi o di andare in bicicletta, o entrambe le cose, alternate. Ci sono situazioni in cui lo sport è permesso, senza ricorrere ad escamotage banali come qualche circolo tennis che ha dichiarato atleti nazionali semplici frequentatori della struttura".

Lo sport amatoriale, insomma, secondo Benelli, non deve rinunciare ai suoi spazi: "Chi fa attività sportiva livello professionistico può continuare ed è super controllato, per gli altri - dice - bisogna trovare delle soluzioni perché non rinuncino a fare attività fisica. Poi li vedo io nel mio centro i danni che derivano dall’immobilità".
 

E la sicurezza è comunque al primo posto nei centri di riabilitazione, come la sua Fisioclinics: "Certo. Abbiamo rafforzato le misure di prevenzione: i fisioterapisti indossano mascherine Ffp2 e i guanti per certe prestazioni; il lavaggio delle mani è continuo, così come la sanificazione di lettini ed attrezzi. Nelle sale di attesa viene rispettato il distanziamento e c’è un numero massimo di persone che vi può sostare. Ma restiamo aperti: le persone hanno bisogno di continuità, perché qui non si fa del fitness ma terapie. Per evitarle, continuate a muovervi".