Depero e i futuristi delle Marche Gli artisti che anticiparono tutto

Si inaugura venerdì a Palazzo Bracci Pagani di Fano la nuova mostra finanziata dalla Fondazione Carifano

Depero e i futuristi delle Marche  Gli artisti che anticiparono tutto

Depero e i futuristi delle Marche Gli artisti che anticiparono tutto

La sua produzione artistica trasversale ha stimolato il mondo della pubblicità, della comunicazione, del design e delle arti applicate attraversando diverse discipline: dalla pittura alla scultura alla scenografia fin anche al cinema. E così la forza innovativa della poliedrica attività creativa di Fortunato Depero ha fatto sì che fosse lui il protagonista 2023 del progetto “Arte contemporanea a Fano“ della Fondazione Carifano guidata da Giorgio Gragnola, che dal 2018 allestisce ogni estate (nella Diana Gallery di Palazzo Bracci Pagani a Fano) una mostra dedicata ad un grande artista legato alle Marche (presentazione Silvio Cattani e Riccardo Tonti Bandini, progetto e cura Carlo Bruscia). Depero nasce nel 1892 a Fondo, in alta Val di Non in Trentino e ancora giovanissimo si trasferisce a Rovereto. Un passo importante perché qui ha la possibilità di frequentare la Scuola Reale Elisabettina dove incontra un gruppo di giovani che in seguito diverranno quasi tutti dei protagonisti dell’arte e della cultura italiana di questo secolo: Luigi Bonazza, Tullio Garbari, Giorgio Wenter Marini, Giovanni Tonini… solo per citarne alcuni.

Depero era un inguaribile ingenuo, ma il suo animo bambino più che un limite alimentò sempre la sua sete di innovazione. In questo ai curatori della mostra “Depero e i futuristi nelle Marche“ che s’inaugura venerdì a Fano (visibile gratuitamente fino al 1° ottobre, tutti i giorni esclusi i lunedì, dalle 21 alle 23) è parso vicino allo spirito del maceratese Ivo Pannaggi, altro entusiasta della vita, che fermamente aveva pensato possibile un rinnovamento di quella terra conservatrice e quieta che era la Marca Marchigiana del ‘22.

Investito di tutto quel fervore mistico-artistico aveva organizzato una storica mostra a Macerata, esponendo i lavori dei grandi futuristi e quello dei giovani artisti marchigiani. Un evento dirompente che portò alla nascita nel ‘32 del “Gruppo futurista“ che nel nome di Boccioni andava operando un rinnovamento così sentito, che Marinetti lo aveva battezzato proprio “Gruppo marchigiano“. Anima del Gruppo era Ivo Pannaggi e con lui nomi importanti come Vladimiro Tulli, Umberto Peschi, Federico Seneca e Gerardo Dottori ora tutti riuniti, a distanza di un secolo, in questa mostra che accanto al programma espositivo vede organizzata una serie di tre incontri (a cura di Silvio Cattani e Riccardo Tonti Bandini, tutti alla Pinacoteca San Domenico) su argomenti riguardanti il Futurismo con riferimento alla letteratura (“D’Annunzio futurista“), alla musica (“La musica futurista e l’Intelligenza Artificiale“) e la critica d’arte (“L’Eredità del Futurismo“), nell’intento di approfondire tematiche ancora attuali e talvolta non completamente risolte.

Tiziana Petrelli