I ragazzi della classe 5ª A ottici con la psicoterapeuta Chiara Tartaglione e con la professoressa di lettere Cristina Bo
I ragazzi della classe 5ª A ottici con la psicoterapeuta Chiara Tartaglione e con la professoressa di lettere Cristina Bo
Professionale Benelli, classe quinta. Raul, Paola, Sofia e gli altri 17 compagni studiano per diventare ottici. Dopo due ore di materie di indirizzo la terza è trascorsa con lo psicologo. La ragione è intuibile. Ieri è stato il primo rientro al 50% dopo un altro, sfibrante, lockdown di tre settimane, dovuto alla pandemia. Sul volto dei maturandi è leggibile la stanchezza di questi due anni segnati dal Covid. La scuola lo sa e cerca un antidoto affinché i ragazzi non cedano al disorientamento, attivando un servizio messo a disposizione del ministero facendo scendere in campo “lo psicologo Covid“, figura recentemente arruolata con progettualità specifica in ogni provincia italiana, e lo scopo generale di arginare gli effetti collaterali dopo due anni senza precedenti. ...

Professionale Benelli, classe quinta. Raul, Paola, Sofia e gli altri 17 compagni studiano per diventare ottici. Dopo due ore di materie di indirizzo la terza è trascorsa con lo psicologo. La ragione è intuibile. Ieri è stato il primo rientro al 50% dopo un altro, sfibrante, lockdown di tre settimane, dovuto alla pandemia. Sul volto dei maturandi è leggibile la stanchezza di questi due anni segnati dal Covid. La scuola lo sa e cerca un antidoto affinché i ragazzi non cedano al disorientamento, attivando un servizio messo a disposizione del ministero facendo scendere in campo “lo psicologo Covid“, figura recentemente arruolata con progettualità specifica in ogni provincia italiana, e lo scopo generale di arginare gli effetti collaterali dopo due anni senza precedenti.

Il confronto? E’ sul futuro prossimo. Rispettando il distanziamento sociale i giovani si dispongono in cerchio per annullare timidezze e schemi che richiamano la lezione frontale. "C’è, da parte dei ragazzi, questa difficoltà a vedersi in un futuro praticabile – osserva la dottoressa Tartaglione –. E’ una questione legata a questi due anni di Covid e che mette i ragazzi, di qualsiasi scuola, nella stessa condizione. Nei vari incontri è emerso che una progettualità su cui concentrarsi è difficile perché questo tempo ha un po’ sospeso tutto. E spento la motivazione o una grande leva, tipica degli adolescenti, quale è l’entusiasmo. Un po’ come se il mondo degli adulti proseguisse, nonostante tutto, andando avanti, mentre quello dei ragazzi, come mi hanno detto in tanti, sembra rimasto un po’ fermo. Ed è faticoso così: c’è molta incertezza". Quindi la chiacchierata sembra informale, ma in verità è un laboratorio per l’anima; per ritrovare la propria bussola. "Importante è soprattutto chiarirsi le idee perché in questo periodo Covid, il momento di difficoltà potrebbe mischiare le carte – conclude Tartaglione –, gettare nebbia sull’orizzonte formativo e occupazionale. Cerchiamo invece di ritrovare la serenità per esplorare le opportunità concrete e prossime che aspettano i ragazzi dopo la maturità con l’obiettivo di riprogettare il futuro". Ah già la maturità. "A pensarci sono spaventata – ammette Sofia –. Dopo due anni trascorsi così la sensazione che qualcosa ci manchi è per tutti uguale. Cerchiamo di non mollare e incontri come questo sono utili". Ne è convinta anche Cristina Bo, prof di lettere. "Difficoltà a pensare il domani l’ho riscontrato in tanti miei studenti. Si chiedono riguardo il Covid: andrà avanti? Su cosa dovrò investire? Questo laboratorio ha permesso che i ragazzi avessero un sostegno – osserva Bo – affinché venissero metabolizzate alcune complicazioni portate dalla Dad. Questa non è semplice, spesso percepita come noiosa e pesante. Però i ragazzi si sono mostrati subito collaborativi avendo consapevolezza dell’importanza che essa riveste in una riorganizzazione totale della didattica legata a prevenire il contagio. Hanno avuto pazienza con gli adulti ed è nata una costruttiva e bella solidarietà: il fatto che siano nativi digitali si nota. Spesso sono stati proprio i nostri studenti ad aiutarci nell’intercettare strade più agevoli per trasmettere contenuti con la nuova metodologia digitale".

Tartaglione annuisce: "Se c’è un aspetto positivo in quanto ci sta accadendo – osserva la psicoterapeuta – è l’esperienza solidaristica che le varie generazioni stanno provando vicendevolmente. Ci si aiuta tra studenti ed insegnanti, così come si rispettano le regole per non essere veicolo di contagio per i nonni". E’ consapevole dell’impegno dei ragazzi anche il vicepreside Raffaele Palazzi: "La macchina organizzativa è appesantita dal triplo del lavoro – osserva –. La scuola si basa molto sulla programmazione, mentre il Covid ti mette davanti a provvedimenti esecutivi nel giro di 24 ore. Ma in tutti c’è la volontà di buttare il cuore oltre l’ostacolo".

Solidea Vitali Rosati