ROBERTO DAMIANI
Cronaca

Due morti nel frontale Il macedone scappava Denunce a ripetizione, guidava senza patente

Tre inseguimenti nell’ultimo anno e fuga contromano a Gabicce. La Bmw intestata alla madre dissequestrata in attesa della causa. I genitori della donna uccisa: "Perché era libero di girare ancora?".

Due morti nel frontale  Il macedone scappava  Denunce a ripetizione,  guidava senza patente

Due morti nel frontale Il macedone scappava Denunce a ripetizione, guidava senza patente

di Roberto Damiani

e Solidea Vitali Rosati

Conoscevano quella macchina, sapevano tutto di lui, Sultan Ramadani, lo avevano denunciato ripetutamente per esser fuggito ad almeno tre posti di blocco nell’ultimo anno. Eppure, il 27enne macedone, di Sant’Angelo in Vado, senza un lavoro stabile, continuava a viaggiare a velocità folle con quella Bmw 420 xdrive da 190 cavalli intestata alla madre, anche lei senza patente. Due mesi fa era scattato il sequestro amministrativo della vettura dopo l’ennesima fuga a Gabicce mare, del primo aprile, quando Sultan imboccò contromano una rotatoria trafficatissima pur di sfuggire all’alt della polizia locale. Sequestro poi annullato un mese dopo dal giudice di pace di Urbino su ricorso dell’avvocato della famiglia, che si è basato su un distinguo: l’auto è intestata alla madre mentre alla guida c’era il figlio. Non è possibile per questo confiscare la vettura a chi non ha commesso la violazione. E il giudice Paola Morosi ha dissequestrato la vettura (che era già stata venduta dalla prefettura in quanto confiscata). A tutti era noto, ad eccezione forse del giudice, il comportamento del 27enne che disponeva a piacimento dell’auto ogni volta che voleva. Poi domenica scorsa, all’ennesimo alt, questa volta dei carabinieri, Sultan ha fatto quello che sapeva fare meglio in casi del genere: fuggire a tutta velocità indipendentemente dal traffico e dal pericolo. L’importante era non farsi prendere ed evitare la confisca dell’auto. Pochi minuti dopo la tragedia, con lo schianto che ha ucciso lui sul colpo e una giovane mamma di 32 anni, Martina Mazza, di Vallefoglia, che si trovava nell’altra vettura in viaggio in senso opposto. Tre altri giovani sono rimasti feriti, tra cui la sorella di Martina, Alessia, di 28 anni, che pian piano si sta riprendendo ed è ormai fuori pericolo insieme a un amico, Kevin, che viaggiava sul sedile posteriore. È sempre in condizioni drammatiche invece l’amico di Sultan, Elvis Cola, albanese, che sedeva nel sedile accanto. Anche lui noto alle forze dell’ordine per reati di vario tipo, legati allo spaccio di droga.

Ieri a Vallefoglia, a casa dei genitori di Martina e di Alessia, il papà Massimo e la mamma Milena Mazza, hanno detto: "Nostra figlia si è scontrata contro un proiettile vagante. L’avevano già fermato, era noto alla giustizia. Perché ha potuto continuare a fare del male? Nostra figlia amava disegnare: nella vita avrebbe voluto fare la disegnatrice di fumetti Manga. La passione per il Giappone l’ha sempre coltivata: credo che la seppelliremo con indosso uno dei suoi meravigliosi kimoni. Con la sorella aveva un rapporto simbiotico: speriamo di sopravvivere a questa disgrazia per amore di Alessia e di nostro nipote di cinque anni. A lui non abbiamo ancora detto della mamma. Ma lo psicologo, a cui ci siamo rivolti, ci ha consigliato di dire in fretta la verità al bambino. Ed è quello che faremo".

Tanti i messaggi di cordoglio inviati alla famiglia, che ora dovrà trovare la forza per il bambino di Martina. Il padre è in carcere dopo essere stato arrestato durante il suo matrimonio con Martina nel 2016 con l’accusa di tentato omicidio risalente a qualche mese prima. Martina non ne sapeva niente. Intanto, l’avvocato Sergio Dini, che ha presentato il ricorso al giudice di pace per riavere l’auto, dice: "Sento di avere contribuito indirettamente alla tragedia. Ho fatto solo il mio mestiere, ma quanto rammarico".