Una Usca visita a malati covid a domicilio
Una Usca visita a malati covid a domicilio

Pesaro, 23 novembre 2021 - "Ho una nipotina di quattro mesi con il Covid. E’ a casa con la mamma, cioè mia figlia, e il padre. Tutti positivi. Da due settimane sono a casa e nessuno li ha ancora visitati. Possibile che questa pandemia dopo due anni non abbia ancora insegnato niente?" E’ un grido di rabbia quello di Marina Tosti, ma anche un appello affinché le istituzioni e le autorità sanitarie si muovano. Perché l’epidemia corre, ed episodi come questo non sono eccezioni. "L’unica fortuna che abbiamo è che io sono infermiera e mio marito è pediatra. Abbiamo dato dei consigli telefonici a nostra figlia e al suo compagno. Altrimenti sarebbero stati completamente soli".

Covid 23 novembre, nelle Marche nuovo boom di casi. E cinque decessi

Marina ripercorre l’inizio di quell’incubo da cui la sua famiglia non si è ancora risvegliata: "E’ stata ed è ancora un’odissea – racconta –. Due settimane fa il compagno di mia figlia ha fatto per precauzione un tampone rapido, perché aveva raffreddore e mal di gola. E’ emerso che era positivo. Poi anche mia figlia ha cominciato ad avere i sintomi influenzali. Così ha chiamato subito il medico di base". Il compagno era vaccinato e aveva preso il virus in forma lieve. La mamma invece, aveva scelto di aspettare, perché avendo appena partorito e non si sentiva sicura. "Io avevo cercato di convincerla – racconta Marina – ma lei non era tranquilla. Fatto sta che, alla comparsa dei sintomi, il medico di base ha contattato le Usca (i medici a domicilio, ndr) per programmare una visita a casa. Ma i medici erano saturi, così non è stato possibile".

Covid Pesaro, no vax rischiano 6 volte in più la terapia intensiva

L’intera famiglia si mette in auto, va a Fano, al centro tamponi del Codma per fare il molecolare. Questo accade cinque giorni fa. "Sono stati in fila tre ore, con la bambina che aveva 38 di febbre. E la diagnosi ha confermato che erano tutti e tre positivi". A preoccupare di più la famiglia, è, ovviamente, la piccola. "Aveva raffreddore, tosse, difficoltà respiratorie – prosegue Marina –. Una sera sembrava fosse peggiorata, così abbiamo chiamato la guardia medica. Dal momento che si trattava di una bambina così piccola, ci hanno suggerito di contattare la Pediatria di Fano. Ma la Pediatria di Fano è ’pulita’, non è un reparto Covid, così ci hanno detto che non era possibile portarla lì. Allora abbiamo chiamato il 118".
 

Finalmente arrivano a casa un medico e un infermiere. Ma è un passaggio che non fuga le paure. "Hanno solo misurato la saturazione della bambina, non è stata una vera e propria visita – dice Marina –. Mia figlia e i sanitari si sono lasciati con la prospettiva, qualora le condizioni non fossero migliorate, di un eventuale trasferimento all’ospedale pediatrico Salesi di Ancona". Da allora i medici Usca chiamano tutti i giorni, la piccola sembra recuperare "malgrado nessuno – rimarca la nonna – abbia ancora visto quella bambina. E’ una situazione che non va bene e soprattutto non riguarda solo la nostra famiglia. So di altri casi di mamme con il Covid che vivono la stessa situazione. Se un servizio c’è deve funzionare, altrimenti a cosa serve?"
 

Il distretto di Pesaro ha chiesto alla Regione di aumentare i medici in campo, che al momento sono solo 2 più un paio di infermieri, per un territorio che comprende 6 comuni e una popolazione di 140mila abitanti e circa 500 casi Covid settimanali in provincia.