Fermata dell’autobus spostata per far tornare il bambino a scuola. La maestra: "Non è un lieto fine"

Due bambini tornano a scuola, ma la loro vittoria è ottenuta con lo sguardo, le urla e le minacce di una pretesa arrogante. La scuola di Gallo non è riuscita a rispondere alla domanda di aiuto di una famiglia in difficoltà. Una comunità in cui ha sempre ragione chi grida più forte, non è un lieto fine.

"Due bambini che tornano a scuola sono per tutti un lieto fine ma ottenuto con mezzi non altrettanto lieti. Ottenuto con lo sguardo, le urla e le minacce della pretesa arrogante". Inizia così la lettera di Francesca Del Grande, insegnante della scuola primaria a Gallo di Petriano. "La fermata dello scuolabus – prosegue l’insegnante – è stata spostata davanti alla casa dei bambini, è stata spostata di 60 metri, cosa sono in fondo 60 metri? Sono una distanza incolmabile, quella che c’è tra il rispetto delle istituzioni e il proprio interesse personale. E se adesso altri genitori di Gallo chiedessero di spostare la fermata davanti alla propria abitazione che si fa? Perché una ragione, un motivo lo trovano tutti. Non facciamo che sventolare i nostri diritti ma dei doveri nessuno parla".

"E che dire – prosegue l’insegnante – di questa scuola che non risponde alla domanda di aiuto di una famiglia in difficoltà? La scuola di Gallo sempre pronta ad accogliere, che organizza gruppi di L2 per i bambini stranieri, aiuto-compiti, potenziamento linguistico, gruppi di recupero, disponibile a rispondere alle esigenze delle famiglie ad ascoltare i genitori anche se urlano e pretendono… perché questa volta non lo ha fatto? Non sempre in classe rispondo subito alle domande e alle richieste dei bambini, questo dà loro la possibilità di riflettere, di riformulare la domanda ed arrivare alla soluzione magari insieme. Questo avrebbe voluto provare a fare la scuola e invece... In fin dei conti 60 metri cosa sono? Niente. E allora spostiamola sta fermata… che sarà mai! Domani ci chiederanno di spostare la scuola e lo faremo e chissà cosa sposteremo in futuro. Ma rischia molto una comunità in cui ha sempre ragione chi grida più forte, chi batte i pugni sul tavolo chi ha l’avvocato. A pensarci bene forse non è un lieto fine".