Coronavirus, focolaio a Montecopiolo (Pesaro Urbino)
Coronavirus, focolaio a Montecopiolo (Pesaro Urbino)

Montecopiolo (Pesaro Urbino), 26 luglio 2020 - E’ tornato. A distanza di cinque mesi esatti da quando la provincia di Pesaro e Urbino individuò il suo "paziente 1" – era il 25 febbraio –, il Covid-19 funesta nuovamente il nostro territorio. Il focolaio, il primo registrato dopo il sudato traguardo dei contagi zero, è emerso a Montecopiolo, mille abitanti al confine con la Romagna, dove sono già cinque i positivi risultanti dalla massiccia somministrazione di tamponi – un centinaio in tutto – effettuata sulla popolazione. Altri tre hanno dato esito indefinito, ma i soggetti manifestano sintomi riconducibili allo spettro Covid.

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Di altri 14, invece, si sa già l’esito: negativo. Sono 70 le persone in isolamento, molte delle quali ancora in attesa del tampone: erano invitati alla cena di classe dei nati del ’78 che era stata organizzata da un locale privato a Villagrande. Ma ci sono altre 30 persone, anche loro in isolamento precauzionale in attesa di tampone, che non sono di Montecopiolo, ma vi si trovavano sabato scorso per festeggiare un battesimo in un ristorante di Villagrande. Al padre della bambina festeggiata, qualche giorno dopo, è salita la febbre: aveva preso il Covid. Per i suoi invitati, al momento, le diagnosi effettuate hanno dato tutte esito negativo. Nei prossimi giorni si processeranno i vari test, e si potrà capire quanto il contagio sia esteso.

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Al momento, a parte una stretta percentuale di casi, le persone isolate non manifesterebbero alcun sintomo. Mentre il padre della bambina che sabato scorso era a Montecopiolo per il battesimo della figlia, sta rimettendosi in sesto. Si tratta di Giacomo Baldoni, musicista 37enne di Macerata Feltria. "Martedì 21 la febbre mi è salita sopra i 38 gradi – racconta – così non ho aspettato un attimo e ho contattato il medico di famiglia: il giorno dopo mi hanno fatto il tampone e venerdì ho avuto l’esito: positivo. Mi sono messo in quarantena nella mansarda di casa mia, per proteggere i miei bambini. So bene quanto possa essere feroce il virus". Giacomo è infatti il figlio di Ezio Baldoni, già vicesindaco di Macerata Feltria, direttore di banca nella filiale Ubi e sempre impegnato nella Protezione civile. Il Covid l’ha strappato via ai suoi affetti a soli 64 anni, il 28 marzo scorso. "Non credo proprio – dice Giacomo – che nel mio caso si sia trattato di un contagio famigliare. I miei parenti sono tutti in salute e li ho visti per poco tempo, sempre con tutte le accortezze. Da quando è morto mio babbo, quattro mesi fa, ho avuto pochissimi contatti, quasi una quarantena prolungata avendo visto e capito quanto sia temibile questo virus. Ho anche fatto il vaccino antinfluenzale, per cui quando ho cominciato ad avere la febbre, mi sono subito insospettito".
 

Ma Baldoni, con i suoi 30 parenti, malgrado tutte le accortezze, sabato era a Montecopiolo. E quello stesso giorno, in un altro locale, c’era per l’appunto anche la rimpatriata dei ’nati del ’78’. Una settantina di 42enni, uno dei quali, martedì scorso, ha cominciato a sentirsi male e si è rivolto al Pronto soccorso dell’ospedale di Novafeltria. Da qui, la diagnosi e l’indagine epidemiologica per risalire ai numerosi contatti. Poi l’isolamento e i tamponi. Il fatto che risultino già 5 positivi, è la prova evidente che siamo di fronte a un cosiddetto cluster, un focolaio. Anche se, a livello clinico, i sintomi sono ancora piuttosto blandi e a volte del tutto inesistenti. "La situazione è assolutamente sotto controllo" dicono dall’Area Vasta.

Intanto però ieri la Pro loco cittadina, guidata da Grethel Silvi Marchini, ha deciso di annullare gli appuntamenti previsti per il prossimo fine settimana. Inoltre sempre ieri il Gores, il Gruppo che coordina l’emergenza della Regione Marche, ha comunicato altri due casi registrati in provincia: si tratta di due stranieri, un albanese di 32 anni di Petriano; e un macedone di 30 di San Costanzo. Uno, che era appena rientrato in Italia con un viaggio via mare, ha scoperto di essere positivo perché avrebbe dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico dunque, come da prassi, è stato sottoposto al tampone, ed ora è ricoverato nel reparto di Medicina; l’altro, invece, era del tutto asintomatico.
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