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6 lug 2022
6 lug 2022

Glib, l’infermiere ucraino ferito mentre prestava soccorso nel Donbass Durante la prima ondata venne a dare una mano all’ospedale Marche Nord

6 lug 2022

Nell’aprile 2020, durante la fase più critica della pandemia che aveva colpito il nostro territorio più di altri, alcuni infermieri e Oss erano giunti dall’Ucraina per dare una mano. Tra loro c’era anche Glib Bitiukov (foto), infermiere. Poi era ripartito e con lo scoppio della guerra aveva prestato la sua opera cone infermiere militare nel Donbass. Ed era lì che si trovava il 31 maggio scorso, quando durante uno dei suoi blitz in prima linea per curare i soldati feriti e portarli in retrovia per interventi più mirati, la sua ambulanza è stata quasi centrata da un missile lanciato dai russi a Svitlodarsk, nella regione di Donetsk. La deflagrazione di quel missile ha comunque provocato conseguenze a lui e alla sua ambulanza: "Io stavo guidando – racconta – e lo scoppio mi ha provocato un trauma toracico serio, la frattura dell’osso pelvico, delle costole e altro ancora. Mi hanno evacuato in fretta dall’area di guerra come io facevo con gli altri feriti, ma la mia ambulanza è rimasta lì: aveva subito danni irreparabili. Prima mi hanno portato all’ospedale da campo sul posto, poi a Dnipro per 12 giorni e adesso sono a Kiev e dovrò restarci ancora un po". Bitiukov è ricoverato in una clinica militare nel cuore della capitale: "Il peggio sembra passato – dice –, ma per ora i medici mi hanno detto che devo restare a letto e non posso alzarmi. Forse tra una settimana, dieci giorni al massimo. Mi aspetta un lungo periodo di riabilitazione, ma poi tornerò al fronte per curare e soccorrere i nostri soldati. Per farlo avrò bisogno di un’altra ambulanza e un mio amico ucraino, un sanitario che vive e a Loreto e lavora a Civitanova Marche, mi sta dando una grande mano a raccogliere i fondi assieme al resto della Cum, la Comunità ucraina delle Marche". Lui che alle Marche ha dato il suo aiuto nell’aprile del 2020, in pieno lockdown: "Ho lavorato nell’area Covid dell’ospedale di Pesaro – conclude Bitiukov – ed è stata un’esperienza straordinaria. Assieme a una ventina di sanitari ucraini c’è stata la possibilità di venire e dare una mano. Sono stato felice di aiutare l’Italia e di affrontare una simile prova utile per tanti motivi".

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