Urbino, 10 dicembre 2019 - Il global warming avanza e tra le conseguenze più evidenti c’è lo scioglimento dei ghiacci polari, sempre più rapido e drammatico, come testimonia l’articolo pubblicato oggi sulla rivista Nature da un team di 89 scienziati polari di 50 organizzazioni internazionali. L’articolo 'Mass balance of the Greenland Ice Sheet from 1992 to 2018' vede il contributo del professor Giorgio Spada docente di Fisica della Terra presso il Dipartimento di Scienze Pure e Applicate (DiSPeA) dell’Università di Urbino Carlo Bo e rivela che, a causa del riscaldamento globale, quei ghiacci stanno fondendo a ritmi sempre più drammatici, circa 7 volte superiori rispetto agli anni ’90.

"Si tratta di una eccezionale variazione, pari al limite estremo delle proiezioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) per fine secolo, che esporrà 40 milioni di persone in più al rischio di inondazione costiera", afferma il professor Spada.

"Il risultato è stato ottenuto utilizzando dati raccolti con tecniche geodetiche e geofisiche, nell’ambito di una cooperazione internazionale (IMBIE, Ice Sheet Mass Balance Intercomparison, www.imbie.org), sostenuta dall’ESA (European Space Agency) e dalla NASA (National Aeronautics and Space Administration) ed è stata creata un’immagine accurata delle variazioni del volume dei ghiacci in Groenlandia dai primi anni ’90. Lo studio - prosegue Spada - mostra che dal 1992 ad oggi la Groenlandia ha perso 3.800 miliardi di tonnellate di ghiaccio, sufficienti a far innalzare il livello globale dei mari di circa 1 centimetro. Inoltre, i dati indicano un aumento impressionante della velocità di fusione dei ghiacci: dai 33 miliardi di tonnellate del 1990 ai 254 miliardi l’anno dell’ultimo decennio, corrispondenti ad un aumento di oltre 7 volte in 30 anni. Nel 2011 si è avuta la massima velocità di variazione, pari a 335 miliardi di tonnellate l’anno, 10 volte più del 1990. Questo sta producendo un aumento del livello marino globale che si aggiungerà a quello causato dalla fusione dei ghiacci Antartici e alpini e dal riscaldamento degli oceani. Ciò causerà un aggravamento dei fenomeni erosivi, mettendo progressivamente a rischio un numero sempre crescente di popolazioni costiere. L

’Università di Urbino - evidenzia Spada - ha contribuito a questa collaborazione fornendo competenze sulla modellazione matematica dei processi geodinamici globali. In particolare, lo studio si è avvalso di modelli numerici sviluppati presso la Sezione di Fisica del DiSPeA in collaborazione con Daniele Melini dell’INGV di Roma, utili alla valutazione delle deformazioni prodotte dai ghiacci sulla crosta terrestre, al fine di isolare le effettive variazioni del volume dei ghiacci in risposta al global warming".