I colleghi della dottoressa: "Ci hanno lasciati soli"

Anche il sindacato dei medici Anaao Assomed esprime solidarietà. Ma rimarca: "Violenze frutto dell’impoverimento del servizio sanitario pubblico".

I colleghi della dottoressa: "Ci hanno lasciati soli"

I colleghi della dottoressa: "Ci hanno lasciati soli"

"Le aggressioni verbali nei confronti degli operatori della salute, soprattutto donne, sono all’ordine del giorno e la stragrande maggioranza degli episodi non viene denunciata. Non è questione di vigilantes o guardie armate. Questi episodi sono il frutto dell’impoverimento del sistema sanitario pubblico, di cui fanno le spese i cittadini e gli operatori". Il giorno dopo l’aggressione in ospedale di una dottoressa, in servizio notturno al San Salvatore, è amaro il commento dei colleghi. "Esprimiamo la massima solidarietà umana e professionale alla collega vittima di questa aggressione – dicono Alfredo Rossini, segretario aziendale Anaao Assomed e Flavia Giorgino, vicesegretaria, entrambi medici dell’Ast –: un episodio che purtroppo evidenzia un malessere da parte dell’utenza sempre più comune". A farne le spese sono soprattutto le lavoratrici donne, tra le quali serpeggia un senso di insicurezza di cui non si fa più segreto: "Ormai la stragrande maggioranza degli operatori della salute, medici ma anche infermieri, oss... sono donne. C’è stato un netto mutamento sociale in questo senso, così come c’è stato un netto aumento dei comportamenti aggressivi nei confronti del personale sanitario tutto. Dove le colleghe tendono ad essere più esposte".

Le ragioni di questa aggressività, secondo i sindacalisti, sono molto chiare. "Noi come Anaao Assomed – dicono i referenti sindacali – ribadiamo da tempo che l’unico anticorpo per il rafforzamento del servizio sanitario pubblico passa attraverso un aumento del personale: più assunzioni garantiscono sia la sicurezza delle cure sia quella degli operatori. Non servono vigilantes o guardie armate, ma organici completi. Se una collega di notte deve percorrere tutto l’ospedale da un reparto all’altro, girando come una trottola, è chiaro che i rischi aumentano. Se ogni reparto avesse il personale dedicato tutto ciò non accadrebbe. Purtroppo la mancanza cronica di professionisti ha creato questo vulnus, con i colleghi costretti a volte a girare da una palazzina all’altra, e persino da un ospedale all’altro".

Finita la fase degli eroi, "i medici sono tornati ad essere nemici": "La gente dovrebbe prendersela contro le carenze del sistema, non contro l’operatore di salute. E non saranno una o più divise a cambiare l’atteggiamento delle persone, anche perché l’ospedale è per definizione un posto pubblico, non si può mettere un battaglione a presdidiare. Ma se invece di un medico ce ne sono tre, questo significa che non si è soli. E si è anche nelle condizioni di essere più appropriati nella risposta alla domanda di salute che viene dal cittadino". Non è chiaro se l’aggressore, che alle 4 del mattino ha inveito contro la dottoressa arrivando a correrle dietro, desistendo solo dopo che lei si è chiusa nel reparto, fosse agitato per l’attesa o un qualche problema di salute, o semplicemente fosse in preda ai suoi fantasmi. Quello che invece è chiaro e testimoniato sia dai cittadini che dagli operatori, è che spessissimo i locali aperti dell’ospedale sono presi d’assalto da persone senza fissa dimora che non hanno altro posto dove andare. Una media di 4/5 ogni sera: "Nove volte su 10 non ti dicono nulla, e no siamo abituati a certe situazioni, sappiamo che ci sono rischi nel nostro mestiere. Ma questo non significa che dobbiamo essere lasciati soli".

Benedetta Iacomucci