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11 mag 2022

Il Consiglio dice “sì“ alla permuta sul Petriccio

Voto all’unanimità, ma torna la polemica sul progetto ignorato dal Comune, fatto da Renzo Piano nel 1988. Parla l’ex assessore

Ieri sera il Consiglio comunale ha approvato all‘unanimità la delibera contenente l‘accordo tra Comune e Università di Urbino per la permuta, in favore dell‘Ateneo, della parte del Petriccio appartenente all‘ente, in cambio di alcuni terreni. Alla Carlo Bo va anche un‘area adiacente, di 6.300 metri quadrati, in cui realizzare parcheggi funzionali alle future strutture. Tutti positivi i voti espressi dai consiglieri sull‘atto, che ora permetterà all‘Università di elaborare e avviare i progetti di rinnovamento della zona, comprendenti anche nuove aule e nuovi alloggi per gli studenti. "È una notizia che i cittadini forse aspettavano da 50 anni – ha commentato il sindaco, Maurizio Gambini –. Con questa permuta diamo un aiuto allo sviluppo del progetto dell‘Ateneo, che sarà importante per tutta la città, e spero che la positività riscontrata stasera in Aula ci accompagni durante tutta la sua elaborazione".

Ma intanto ieri non sono passate inosservate le parole di Giorgio Londei a proposito del Petriccio, quando su queste colonne ha affermato: "Ricordiamo che negli anni ‘90, per l’area, fu redatto un progetto molto ambizioso e importante da parte dell’architetto Renzo Piano... che non andò in porto, purtroppo, proprio per mancanza di accordo fra le varie proprietà". A contestare la ricostruzione è l’architetto Enrico Londei, assessore nella giunta di Giorgio Londei dal luglio 1985 al luglio 1990. "Il progetto del Petriccio – dice Enrico Londei – venne commissionato a Renzo Piano, che lo consegnò nell’aprile 1988. Committente, l’impresa Bertozzini".

E cosa accadde? Perché non prese forma il progetto di una delle più grandi star dell’architettura?

"A non volerlo – dice Londei – fu anche Londei. A Renzo Piano non si rispose mai, non si disse né sì né no e il sindaco era Giorgio Londei. Anche l’Università ebbe un ruolo in tutto questo".

Il motivo? "Meglio lasciar stare..." dice l’architetto Londei. "In città – aggiunge poi – un altro architetto continuava a lavorare: Giancarlo De Carlo".

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