Il Metamondo è a casa nostra. Mancini e l’universo irraggiungibile

Nelle colline intorno a Urbino prende forma l’ucronia, la realtà generata da percorsi alternativi

Il Metamondo è a casa nostra. Mancini e l’universo irraggiungibile

Il Metamondo è a casa nostra. Mancini e l’universo irraggiungibile

di Alessandra Calanchi *

Tiziano Mancini non smette mai di sorprenderci. Giornalista, attore e sceneggiatore di memorabili cene con delitto e pièces teatrali; addetto alle relazioni pubbliche dell’università, ma anche premiatissimo autore di racconti e romanzi; insomma, non dovrebbe stupirci un altro romanzo. Invece, sì. Sabato 29 alle 16, nello Spazio Metauro accanto al Golf Club di Borgo Pace, presenterà assieme al sindaco Romina Pierantoni I Pionieri del Metamondo (Pegasus, 2024): il titolo è già una promessa.

In tre parole e un articolo Mancini ci trasporta sia nella dimensione dell’avventura (si parlerà delle carovane del Far West? degli esploratori dello Spazio?), sia nel mondo dell’oltre, perché sì, quel metamondo (che viene dal greco µet?) significa poi, dopo, oltre (da cui metafisica, metatesto) ma sottende una trasformazione (metamorfosi, metempsicosi), un superamento dei limiti (metalinguaggio), qualcosa situato posteriormente (metacarpo), un composto complesso (metaldeide), e così via.

E in italiano meta indica anche (stavolta dal latino) punto d’arrivo, traguardo, fine, termine, destinazione, obiettivo, proposito, intento, mira, aspirazione, sogno, progetto, ideale. Tanta roba, insomma – e dobbiamo ancora aprire il libro – anche senza scomodare la nuova ragione sociale di Facebook, che comunque è arrivata quasi un anno dopo il concepimento di questo romanzo e a cui auguriamo lunga vita. Nello sfogliare le pagine – un rituale di pre-gustazione che considero irrinunciabile – ci chiediamo: ritroveremo le storie eccentriche di Assenze giustificate e altri racconti (2017)? O magari un segreto simile a quello di Aqua Vitae (2021)? Oppure, ancora, personaggi antichi come quelli di Dalla corte al chiostro: Vita romanzata di Elisabetta Feltria (2023)? Va detto subito che ogni volta Mancini si rinnova, che ogni volume è diverso dal precedente, nonostante il fil rouge che li attraversa tutti: la puntuale conoscenza della storia e del territorio, la capacità stilistica, la grande ironia. E quella punta di amore per ciò che è misterioso, anche noir, mescolata con la curiosità insaziabile del vero iniziato alla letteratura – tra l’altro, conosce e legge i Tarocchi (L’ultima carta, 2021).

Il setting del romanzo è ben noto all’autore, che sposta il suo sguardo poco oltre i Torricini di Urbino, su luoghi a lui cari delle colline circostanti. Così come i personaggi sono ben delineati nella loro – si può dire? – marchigianità. Ma attenzione – c’è un altro livello nella narrazione, ed è il livello globale, internazionale, interstiziale, virtuale, invisibile, e soprattutto irriducibile al qui-ora. Il viaggio nel tempo è cosa nota agli scrittori, molti dei quali si sono cimentati in questo senso, così come nell’ucronia, utopia e distopia, ma qui abbiamo qualcosa di diverso: un apparentemente semplice sistema binario che ci spezza a metà (meta?) e al contempo ci duplica, contraddicendo la nostra singolarità. E non venite a dirmi che l’aveva già fatto Stevenson col suo Jekyll e Hyde, Pirandello col Fu Mattia Pascal, Calvino col Visconte dimezzato – io parlo d’altro.

Parlo del brivido dell’attraversamento fra mondo reale e virtuale, parlo di quello che succede fra andata e ritorno, parlo dell’immersione nel mondo oltre, senza nemmeno dover indossare gli occhiali per la realtà aumentata, senza usare joystick o quant’atro. E Tiziano Mancini non si ferma qui. Ci regala diversi colpi di scena, più una trama eccellente dal punto di vista del genere d’indagine. Del resto, mi sono dimenticata di parlare della sua competenza di saggista oltre che di narratore, con all’attivo capitoli e co-curatele di volumi (Noir come l’inchiostro. True Crime e Fake News sulla pagina e sullo schermo, 2019; Transmedial Noir. Incroci di generi, nazioni, media, 2022). Non ci resta perciò che leggere i Pionieri. Adesso, subito. Dalla prima all’ultima pagina.

* docente

di letteratura americana,

Università di Urbino