Con il progetto Movis, un gruppo di donne che hanno affrontato il tumore al seno sono riuscite a migliorare la loro vita: anche durante l’isolamento per il Coronavirus, indicazioni per l’attività fisica e consigli per una giusta alimentazione sono arrivati dagli esperti tramite WhatsApp. Il progetto pilota sperimentale Movis (Movimento e Salute Oltre la Cura) è stato voluto dall’Area Vasta 1, con i reparti di Oncologia, Cardiologia, Patologia Clinica, Fisiatria, Radiologia e Chirurgia Senologica, nell’ambito della Breast Unit di Urbino, dal Dipartimento di Prevenzione e Dipartimento Salute Mentale, e dall’Università di Urbino, con il Dipartimento di Scienze Biomolecolari e la Scuola di Scienze Motorie con...

Con il progetto Movis, un gruppo di donne che hanno affrontato il tumore al seno sono riuscite a migliorare la loro vita: anche durante l’isolamento per il Coronavirus, indicazioni per l’attività fisica e consigli per una giusta alimentazione sono arrivati dagli esperti tramite WhatsApp.

Il progetto pilota sperimentale Movis (Movimento e Salute Oltre la Cura) è stato voluto dall’Area Vasta 1, con i reparti di Oncologia, Cardiologia, Patologia Clinica, Fisiatria, Radiologia e Chirurgia Senologica, nell’ambito della Breast Unit di Urbino, dal Dipartimento di Prevenzione e Dipartimento Salute Mentale, e dall’Università di Urbino, con il Dipartimento di Scienze Biomolecolari e la Scuola di Scienze Motorie con il Master di Rieducazione Funzionale e Posturologia Applicata, in collaborazione con la Fondazione Irccs, Istituto Nazionale Tumori di Milano: in 3 anni il progetto coinvolgerà circa 200 persone, con 2 gruppi da 30 pazienti all’anno, e una valutazione dei gruppi ogni 6 mesi.

Prima che arrivasse il lockdown a marzo scorso, il progetto Movis aveva preso il via con il coinvolgimento di tanti professionisti, ma la chiusura delle strutture in cui le pazienti erano seguite rischiava di vanificare i risultati di questo complesso percorso. E invece ci sono state delle grandi sorprese: "E’ ormai conclamato che nelle persone che hanno un corretto stile di vita, quindi fanno attività fisica e seguono la giusta alimentazione, la recidiva del tumore si riduce del 40% e questo è un dato importantissimo perché nessuna terapia lo garantisce – spiega la dottoressa Rita Emili, dirigente medico di Oncologia –. Le pazienti, di Urbino e zone limitrofe come Pesaro e Fano, sono state divise in due gruppi: 15 di loro hanno ricevuto le indicazioni su attività fisica e alimentazione e hanno proceduto in autonomia, altre 15 sono state seguite continuamente nel percorso, in questi mesi, attraverso un gruppo WhatsApp, per calibrare il carico di lavoro. Alla fine del periodo previsto, le abbiamo incontrate con la professoressa Elena Barbieri, docente di Biologia Umana, e Luciana Vallorani di Scienze Motorie, e abbiamo constatato che le donne seguite con la chat avevano avuto un grande vantaggio, nonostante il periodo particolare di isolamento, si sentivano meglio, erano psicologicamente motivate; le altre erano in sovrappeso, avevano un umore cambiato".

Questo a dimostrazione dell’importanza dell’attività fisica e dell’alimentazione nella vita delle pazienti, ma anche di chi non ha particolari patologie. Da aggiungere, poi, che il progetto Movis mette in luce quanto, in Italia, ci siano ancora poche figure professionali, come nutrizionisti e personal trainer, esperti nel lavorare con i malati di carcinoma mammario: "La Scuola di Scienze Motorie è in prima linea nel progetto con la nostra laureata Valentina Natalucci, che ora ha un assegno di ricerca dall’Ateneo, cofinanziato dalle associazioni Contrade di Urbino, Valeria Onlus, Golden Brain e dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro – aggiunge la professoressa Barbieri –. L’Università ha avuto sempre un grande interesse nel progetto, seguito fino allo scorso anno anche dal professor Vincenzo Biancalana, per le ricadute che esso ha sul territorio. Le pazienti hanno continuato, anche durante l’emergenza Covid-19, ad essere motivate nel portare avanti il programma e i risultati sono stati straordinari".

"A settembre cominceremo un nuovo programma con un altro gruppo di pazienti e speriamo che altre donne siano interessate e ci contattino", conclude la dottoressa Emili.

Lara Ottaviani© RIPRODUZIONE RISERVATA