Pakistani che dormono fuori al tribunale

Pesaro, 29 ottobre 2018 - «Sto aspettando di fare la richiesta la domanda d’asilo, ma adesso non so cosa farò, non ho una casa e dormo dove capita». Lui è Muhammad H., viene dal Pakistan. Ha fatto richiesta d’asilo politico alla questura di Pesaro, ma non ha ancora di che vivere. «Di notte dormo dove posso, - racconta, in un inglese stentato mentre siede su una panchina di piazzale Bachelet -, per non prendere freddo mi copro con un plaid». Diversi sono i pachistani che, giunti nella nostra provincia, la maggior parte in attesa di ottenere l’asilo politico, si ritrovano, la sera, nel parcheggio seminterrato dietro al tribunale. Un luogo tra i meno peggio, per loro, dove potersi stendere, per terra, sui cartoni e passare la notte, magari avvolti da una coperta che tiene caldo. Si tratta dell’area ubicata sotto piazzale Bachelet, con ingresso da via San Decenzio, gestita da Pesaro Parcheggi. Dopo aver ricevuto segnalazioni da parte di cittadini che di sera passano spesso in quella zona, siamo andati a verificare sul posto la situazione. Ieri mattina, nessuno di essi era lì: erano rimasti soltanto i cartoni stesi per terra a mo’ di materasso. In fondo alle scale del parcheggio, uno sopra l’altro. Muhammad, l’unico presente, dice velocemente due parole: «Pesaro mi piace, ma non ho lavoro. Per favore, non fatemi foto».

L’arrivo di profughi pachistani a Pesaro rappresenta ancora un’emergenza. Come segnalato dal nostro giornale poche settimane fa, la provincia di Pesaro Urbino è sesta in Italia per accoglienza di pachistani (216 quelli accolti dal 1 gennaio al 20 settembre 2018), più di Roma (125), Trieste (135) e Torino (115). «Per risolvere il problema di questo continuo afflusso di cittadini pachistani richiedenti protezione internazionale - spiega Marco Lanzi, segretario provinciale Siulp -, è necessario modificare il prima possibile le leggi europee sull’asilo politico. Come abbiamo più volte sottolineato, la maggior parte dei pachistani che arriva a Pesaro è ‘dublinante’, ossia ha già richiesto, con esito negativo, asilo politico in altri stati europei. La norma va modificata in modo che chi ha già chiesto invano asilo politico in un paese europeo non possa presentare la stessa richiesta in Europa, ma sia espulso».

Numeri ancora in aumento? «I dati sono fermati al settembre 2018, ma è evidente che i numeri della nostra provincia, che monitoreremo nuovamente entro la fine dell’anno - ribadisce Lanzi - sono anomali ed elevati rispetto alle altre città italiane. «E poi, aggiungo che solo qualche giorno fa, la nostra centrale operativa ha ricevuto una telefonata da un cittadino che, in lingua inglese, asseriva di essere pachistano e di voler venire a Pesaro dalla Germania per presentare domanda di asilo politico». E aggiunge: «Purtroppo quella dei pachistani è una comunità molto chiusa, quasi impermeabile. E’ difficile ottenere informazioni. Ma fenomeni come quello riscontrato ad Isola di Fano, di caporalato e sfruttamento in nero della manodopera, oltretutto di migranti e richiedenti asilo, vanno combattuti con forza ed indagini mirate; anche perché potrebbero essere tra le principali cause dell’afflusso così elevato di cittadini pachistani nella nostra provincia».