Ivan Pierelli, 40 anni, lascia la moglie e due figli piccoli
Ivan Pierelli, 40 anni, lascia la moglie e due figli piccoli

Fermignano (Pesaro Urbino), 30 agosto 2018 - Ivan Pierelli non ce l’ha fatta. Il ciclista di 40 anni, dipendente della Imab, investito sulla Montelabbatese sabato scorso da un’auto guidata da un 87enne, mentre stava procedendo in sella alla sua bike, è morto ieri attorno alle 14 ad Ancona per le gravissime ferite riportate. La notizia è rimbalzata a Fermignano nel primo pomeriggio, lasciando la cittadina attonita. Ivan era molto conosciuto. Nativo di Urbino, si era trasferito a Fermignano da alcuni anni, in località Calpino, dove abitava in via Manzoni con sua moglie, dipendente della Benelli, e i suoi due bambini di sei e tre anni.

Una famiglia stimata da tutti. Una tragedia per loro e per tutti gli amici che hanno condiviso con Ivan un pezzo della sua vita. Tra questi anche don Fabio Pierleoni, parroco di «Cristo lavoratore», che ricorda: «Ivan era di Urbino come me. Lo conoscevo fin da ragazzo, avevamo frequentato la stessa scuola, ultimamente l’ho ritrovato a Fermignano dove anche io mi ero trasferito. Lo vedevo accompagnare sua figlia al catechismo da noi, in parrocchia. Ciò che splendeva era la sua famiglia, une bellissima famiglia, fatta di bravissime persone. Ciò che è accaduto ci lascia senza parole, anche per la dinamica: la Montelabbatese è sempre stata una strada pericolosa».

Un concetto quest’ultimo ripreso anche dal sindaco Emanuele Feduzi, anch’egli ciclista: «Morire in strada per fare sport è assurdo e fa male a tutta la città. Non uscivo assieme a Ivan, ma lo vedevo in bici. E’ una tragedia che ci colpisce nel profondo. Siamo segnati nel cuore. Lascia due bambini piccoli. Anche per questo è un lutto che coinvolge tutta la comunità, cercheremo di stare vicini alla famiglia. Avevo sentito la moglie alcuni giorni fa, le condizioni restavano critiche. Oggi ho avuto questa tragica notizia».

Il sindaco annuncia già iniziative: «Sulla scorta di questa tragedia immane, vogliamo sensibilizzare la gente a stare a una certa distanza da chi va in bicicletta. La fondazione Scarponi sta lavorando per questo e cercheremo di coinvolgerla per una campagna di informazione che ricordi a tutti che il ciclista va rispettato. Molte volte da ciclista mi capita gente che va all’impazzata in auto o addirittura che intenzionalmente ti passa vicino quasi a volerti fare cadere, a metterti in pericolo. Non mi riferisco a questo caso naturalmente, ma lo dico da ciclista: andare in bici è un pericolo».