L'incidente di Pesaro Colombarone (Fotoprint)
L'incidente di Pesaro Colombarone (Fotoprint)

Pesaro, 21 agosto 2019 - Guidava Silvia. Ora è certo. Il rapporto della polizia municipale di 72 pagine consegnato nei giorni scorsi ai consulenti della procura e alle parti in causa non lascia dubbi su chi fosse al volante della Mazda 2 che il 9 giugno scorso si è schiantata contro una Fiat Seicento a Colombarone provocando tre morti. «La donna era al volante» dice il rapporto ma il suo compagno che le sedeva accanto, Marco Orazietti di 32 anni, pescatore, l’unico sopravvissuto della tragica carambola, è fortemente sospettato di aver tirato il freno a mano mentre l’auto stava viaggiando ai 120 km/h, bloccando le ruote posteriori.

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C’è una testimone che ha affermato agli inquirenti, nero su bianco, che Orazietti stesso le ha rivelato questo particolare del freno a mano 15 giorni dopo la tragedia. Forse col dirlo voleva liberarsi di un peso. E il freno a mano della Mazda è stato effettivamente trovato ancora tirato negli attimi successivi allo schianto, con le ruote semibloccate. Il perito Jerry Mancini, ingegnere, incaricato dalla procura di ricostruire l’incidente, ha effettuato la prova alla presenza anche degli avvocati di parte riscontrando il freno a mano tirato per almeno due tacche. Il che significa che la macchina non era del tutto ferma ma aveva subìto un’alterazione della marcia mentre era lanciata in discesa a forte velocità.

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Il perito deve ultimare le prove per stabilire come l’auto si sia messa di traverso andando a schiantarsi con la parte destra contro la Fiat Seicento con all’interno i sessantenni Roberto Carosio e Oriella Bonerba di Pesaro, morti sul colpo così come perse la vita Silvia Lucarelli di 33 anni, mamma di una bimba di 8 e compagna da almeno sei anni di Marco Orazietti. Il quale sopravvisse rimanendo con le gambe incastrate nel lato passeggero (lo testimoniano due persone) per poi uscire dalla portiera di sinistra mentre Silvia venne trovata senza vita sul sedile posteriore. Entrambi viaggiavano senza cinture di sicurezza.

Per il perito sono tutte informazioni che si sommano a quelle incontrovertibili fornite dalle telecamere. Come quella di strada delle Marche, sottomonte, che inquadrano la Mazda in partenza con Orazietti seduto lato passeggero. E l’altra di Cattabrighe che riprende sia la conducente al volante che l’uomo sul sedile di destra. Il calcolo dei tempi non di percorrenza non avrebbe mai permesso un cambio di guida con lo stop della vettura e lo spostamento della posizione degli occupanti. No, la vettura è arrivata in cima alla Siligata non violando il limite di velocità che altrimenti sarebbe stato sanzionato dal targa-system mentre ha preso velocità nel scendere verso Gabicce mare uscendo dalla curva in fondo alla discesa ai 120 km/h mentre la Seicento della coppia che sopraggiungeva dall’altra parte viaggiava ai 50 chilometri orari. Lo schianto è dunque avvenuto ad una velocità di 170 km/h che non ha lasciato scampo a Silvia e alla coppia della Seicento.

La Procura attende ancora la consulenza elaborata dal medico legale Loredana Buscemi sulle macchie di sangue rivenute all’interno della vettura compresi negli airbarg oltre che nel montante della Mazda. Questo permetterebbe di chiarire definitivamente ogni dubbio su chi fosse alla guida della vettura. Già da ora però, la polizia municipale ha messo il proprio timbro sulle conclusioni delle proprie indagini: a guidare era Silvia Lucarelli ma a determinare il testa coda della macchina c’è più che il sospetto che sia stato Orazietti. Il quale disse subito di non ricordare nulla. Ed è quello che dice tuttora.