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12 apr 2022

Irregolarità al 118, dirigente Asur a processo

Nel mirino le condizioni della Potes di Vallefoglia, il caso emerse durante la pandemia. Il pm chiede la condanna a 3.500 euro di ammenda

L’ingresso del tribunale cittadino (Foto d’archivio)
L’ingresso del tribunale cittadino (Foto d’archivio)
L’ingresso del tribunale cittadino (Foto d’archivio)

Non era segnalata la zona di pericolo davanti all’ingresso, i locali non erano abbastanza caldi, dai lavabi dei gabinetti usciva acqua fredda, gli armadietti degli spogliatoi non avevano una chiusura e neppure la separazione per dividere i vestiti da lavoro da quelli privati. Potrebbe sembrare la fotografia di una palestra in degrado e invece si trattava della sede della Potes 118 di Vallefoglia. Uno stato che affliggeva quei locali già nel 2018. E che è rimasto tale fino all’esplosione della pandemia. Ma nel pieno della diffusione del Covid, è esplosa però anche la paura dei lavoratori. Quelle condizioni fuorilegge, secondo i loro timori, potevano infatti favorire il contagio. Così è scattata la segnalazione, poi il verbale. La sede della Potes, nel frattempo, è stata sistemata, nel rispetto degli standard di legge, ma la contravvenzione elevata dalle autorità sanitarie per violazione del testo unico della sicurezza, non è stata pagata. Per questo è finito a processo (in opposizione al decreto penale di condanna), Rodolfo Cascioli, 59 anni, di Fano, all’epoca dei fatti dirigente responsabile del patrimonio nuove opere e attività tecniche dell’Asur Marche area vasta 1.

Ieri il pm Maria Letizia Fucci, al termine della sua requisitoria, ha chiesto la condanna a 3500 euro di ammenda. Il giudice ha rinviato per le repliche del difensore, l’avvocato Roberto Brunelli, e per la sentenza. La procura ha messo in evidenza come queste irregolarità gli fossero state contestate già nel 2018. Nel frattempo però non sarebbe stato sistemato nulla. Cascioli, secondo il pm, non si è attivato per adeguare la sede. Un compito che gli sarebbe spettato in base al suo ruolo che gli conferiva potere di spesa e capacità decisionale per farlo. Dopo l’arrivo del Covid e relative preoccupazioni dei lavoratori, i luoghi sono stati risistemati. Opposta la tesi difensiva. L’avvocato Brunelli sostiene invece che una decisione di quel tipo non era di competenza di Cascioli. Così ieri ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito. Il pm Fucci ha presentato invece il conto. La parola passa al giudice Andrea Piersantelli che alla prossima udienza metterà l’ultima parola sul processo di primo grado.

Elisabetta Rossi

© Riproduzione riservata

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