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17 apr 2022

La città ricorda la sua fabbrica di stringhe

In via santa Margherita c’era la produzione di passamaneria avviata negli anni Trenta

Sopra, il vicesindaco Massimo Guidi scopre la targa con la signora Maria Teresa Moni, nipote del fondatore
Sopra, il vicesindaco Massimo Guidi scopre la targa con la signora Maria Teresa Moni, nipote del fondatore
Sopra, il vicesindaco Massimo Guidi scopre la targa con la signora Maria Teresa Moni, nipote del fondatore

Un folto pubblico ha assiepato ieri lo stretto vicolo cieco che da via santa Margherita conduce fino all’antico portone dove viveva Magia Ciarla, la madre di Raffaello. Da qualche mese, sulla sinistra all’inizio della stradina, una nuova targa attira la curiosità dei passanti, per la quale ieri si è tenuta una breve ma sentita cerimonia di inaugurazione. La targa è posta dove fino agli anni ’60 era presente una fabbrica delle stringhe e passamanerie, piccola ma fiorente realtà industriale di Urbino diretta da Giuseppe Moni e poi dal figlio Amerigo.

Allo scoprimento della lapide, voluta dal Comune, era presente il vicesindaco Massimo Guidi, gli eredi di Amerigo e diversi ex dipendenti. "Dopo alcune intitolazioni di luoghi della città a figure importanti come Lucio Dalla, Alfredo Zampolini e Renato Bruscaglia, ed altre che abbiamo intenzione di dedicare a breve a Walter Fontana e Ivan Graziani – ha detto l’assessore Guidi – ci è parso significativo pensare anche a una targa che ricordasse un edificio, ciò che vi era dentro e chi l’ha diretto. È il caso della Fabbrica dei lacci Moni che aveva sede dove oggi c’è l’albergo Raffaello".

Lo stringhificio diretto da Amerigo Moni è stata una attività produttiva importante sia per le innovazioni tecniche dei macchinari che possedeva, sia per i grandi marchi di calzature che ha servito e la portata nazionale delle forniture. "A Urbino – ha concluso Guidi – si è persa l’idea dell’impresa, dobbiamo tornare a dare valore a chi fa attività imprenditoriale. Questa targa è un auspicio che la cultura di impresa a Urbino possa tornare a essere più centrale". Sergio Pretelli, ex professore della Carlo Bo che si è occupato della storia delle imprese locali, ha riassunto le vicende della ditta: "La fabbrica nacque in via Mazzini con Giuseppe Moni che, emigrato in America a Chicago, si trovò male nel periodo in cui spadroneggiava Al Capone e decise di tornare a Urbino". Inizialmente fonda una ditta con dei soci, per poi prenderne le redini da solo e trasferirla in via santa Margherita. Manda il figlio Amerigo all’istituto tecnico “Montani“ di Fermo, l’unico delle Marche, per studiare meccanica, ma lo riporta a Urbino prima della fine della scuola perché serviva in ditta. "Da quel momento – conclude Pretelli – Amerigo crescerà in esperienza e nel 1937 ne diventerà direttore. Pioniere delle macchine per produzione delle stringhe, era severo ma comprensivo, dotato di grande umanità e capiva che gli operai erano coloro che aggiungevano valore alla fabbrica, da non considerare come dei mezzi di profitto". Infine Maria Teresa Moni, figlia di Amerigo che ha lavorato per un periodo in ditta, ha ringrazio i presenti e l’amministrazione: "Avete fatto alla nostra famiglia un grande regalo di Pasqua. Mio padre da lassù sarà incredulo e colmo di gioia".

Giovanni Volponi

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