La Festa del porto del 2 luglio 1944, quando piovevano bombe

La Festa del porto  del 2 luglio 1944,  quando piovevano bombe

La Festa del porto del 2 luglio 1944, quando piovevano bombe

Il 2 luglio scorso, prima domenica del mese, ricorreva era la Festa del Porto. Era una bella e calda giornata di sole e verso le 11 del mattino, dopo la tradizionale messa, pesaresi e le autorità cittadine stavano salendo su molte imbarcazioni piccole e grandi pavesate a festa per uscire in mare a gettare la corona d’alloro in memoria di tutti i caduti del mare. Anche il 2 luglio del 1944 era domenica, anche quel 2 luglio era una giornata estiva calda e assolata, anche quel 2 luglio era la Festa del Porto, ma verso le 11 – anzi esattamente fra le 11,03 e le 11,14 – lungo i moli e la palata non c’era nessuno, perché proprio in quei pochi minuti stavano piovendo dal cielo su tutto i porto 172 bombe in tutto sganciate da due stormi di aerei alleati composti il primo da 12 velivoli e il secondo da 11. Uscirono dai portelli di lancio da una quota di 3.000 metri e vennero giù come dei confettoni sibilando nell’aria e, come documenta l’immagine ufficiale (vedi foto, fruibile grazie a un libro di Gastone Mazzanti, con tanto di didascalia che dice "The bombs go down on the docks of Pesaro, 2nd July, 1944", che vorrebbe dire "Le bombe cadono sulla zona portuale di Pesaro, 2 luglio 1944"). Ad essere particolarmente colpita fu tutta la zona di via Canale. Dalla casa contadina dei miei nonni dove eravamo sfollati fra Pozzo e Montelabbate, gli scoppi delle bombe arrivavano come un brontolio lontano. Fra l’altro tutta la famiglia era in pensiero per il nonno Enea, infermiere del manicomio in servizio effettivo. Ed ecco che verso le due del pomeriggio sotto la luce bianca e abbacinante dello "schioppo del sole" della campagna completamente deserta e silenziosa, sulla strada tutta bianca e polverosa, sbuca dall’ultima curva laggiù in fondo una figurina nera che viene avanti pedalando lentamente. E’ lui, il nonno Enea, vestito pesante come se fosse novembre, ormai è sull’aia di casa, tutti noi bambini gli corriamo incontro. E lui che fa? Tira fuori un barattolo sonante con dentro dei pezzi di metalli irti di punte: sono schegge delle bombe cadute a Pesaro. Non ci sono più i nonni di una volta: manco la guerra gli faceva paura.

f.b.