Lorenzo Manenti aveva 47 anni, è morto di covid-19
Lorenzo Manenti aveva 47 anni, è morto di covid-19

Pesaro, 1 giugno 2020 - Un fisico forte, che alla fine ha dovuto cedere al virus altrettanto forte, dopo due mesi di agonia. E’ il racconto di un calvario, quello che fa Cinzia, moglie di Lorenzo Manenti, impiegato alla ex Mercantini mobili, ora Moretti Industry (mobili) di Piandimeleto. Lorenzo è morto stroncato dal covid il 28 maggio scorso. Uno degli ultimi decessi nella nostra provincia. E tra le vittime più giovani. Ma soprattutto, non aveva malattie pregresse, nonostante nei registri della regione sia stato scritto così.

Leggi anche: Il bilancio in Italia - La guida all'Ecobonus -  L'infettivologo: "Torniamo a vivere senza l'incubo contagi"

Lorenzo abitava con la famiglia, Cinzia (già centralinista per 20 anni nella stessa azienda del marito), adesso casalinga, e due figli, a Piandimeleto. Lorenzo era uno sportivo, usava spesso la mountain bike. Ecco il racconto della moglie.

Signora, come inizia la malattia di suo marito?
"Mio marito inizia ad avere la febbre il 19 marzo scorso. E’ subito alta. Ci rivolgiamo al medico di famiglia. Mi dice che è ancora presto per un ricovero. Passa qualche giorno. Quasi dieci giorni dopo, il 27 marzo, viene finalmente ricoverato a Urbino".

Perchè così tanti giorni prima del ricovero?
"Il 25 aveva fatto una tac, ordinata dal medico di famiglia, ai polmoni, all’ospedale di Urbino e l’hanno rimandato a casa. La polmonite c’era ma per i medici non era grave".

Nei giorni successivi cosa accade?
"La situazione – continua la donna, madre di due figli, uno di 17 e l’altro di 19 anni – peggiora ogni giorno. Il primo aprile viene intubato, il 17 aprile viene trasferito nell’ospedale di Ancona. Lì respira soltanto con l’Ecmo, il meccanismo di ossigenazione extracorporea".

Suo marito come si era contagiato?
"Mentre assisteva sua madre, che si era ammalata sempre di covid tempo prima. Poi morta anche lei, aveva 70 anni, ma lei aveva in effetti delle malattie pregresse".

Suo marito non aveva paura del contagio?
"No, in quei giorni si pensava a una influenza, in realtà lui andava dalla madre protetto dalla mascherina. Voleva starle vicino, aiutarla, così come hanno fatto altri parenti, ma solo lui è rimasto contagiato".

Dal 17 aprile cosa è successo?
"Già dal 1° aprile era in coma farmacologico. Mio marito non ha più ripreso conoscenza. In tutti questi giorni abbiamo solo vissuto una terribile angoscia, nessuno di noi poteva fare nulla per lui. Siamo andati vederlo il 28 pomeriggio, verso le 17, ad Ancona. I medici sapevano che gli sarebbero rimaste poche ore di vita. Era al di là di un vetro, non mi ha riconosciuto. Credo che in ogni caso abbia aspettato noi, per l’ultima volta. Poche ore dopo, infatti, intorno alle 21, è morto".

"Volevo però precisare – continua la donna – che mio marito non aveva nessuna malattia pregressa. Assolutamente. Faceva le analisi una volta l’anno, ed era difficile convincerlo a farle. Era andato in bicicletta pochi giorni prima di ammalarsi. In questi due mesi mi hanno chiamato tanti suoi amici. Mi chiedevano di lui e della malattia, ma questo virus colpisce anche persone giovani e in ottima salute, com’è stato purtroppo il caso di mio marito. La gente deve saperlo".

Voi come state?
"Io mi sono messa, come i miei figli, subito in quarantena. Non siamo rimasti contagiati. Ma nessuno ci ha fatto il tampone, In realtà non l’ho chiesto, ma volevamo sapere. Ci hanno detto che non serviva. Non abbiamo avuto neanche i sintomi".

Il funerale si svolgerà questa mattina, alle 11,30, nel cimitero di Belforte all’Isauro. La salma sarà poi cremata. "Io e i miei figli – conclude la donna – ringraziamo i medici di Urbino e della Rianimazione di Ancona per tutto quello che hanno fatto e tutte le persone che partecipano con tanto affetto e commozione al nostro dolore".