Bullismo al femminile
Bullismo al femminile

Marotta (Pesaro), 14 maggio 2018 - L’ultimo caso di bullismo, denunciato alla polizia la settimana scorsa, è avvenuto a Marotta, dove una ragazzina di14 anni ha raccontato che veniva vessata da una più grande, di 16. Le prepotenze duravano da mesi, causate, in base a quanto emerso, da questioni di gelosia legate a un fidanzatino. La più grande la faceva spostare dal sedile del pullman, a volte le impediva di salire, tendeva a isolarla, in certi casi le ha anche messo le mani addosso e l’ha minacciata. La ragazzina a un certo punto ha raccontato tutto alla madre, che ha sporto denuncia. La mattina la minore non si alzava e diceva alla madre che non voleva più andare a scuola. La polizia ha attivato le procedure, ha informato i dirigenti della scuola frequentata dalle due minorenni, e sono stati convocati i genitori della presunta ‘bulla’.

Adesso la ragazzina è tornata a scuola, mentre la presunta ‘bulla’ risulta si sia calmata. Al momento non sono stati presi provvedimenti. La polizia ha raccolto le varie versioni (anche la maggiore accusa la minore) e verrà inviata una relazione al Tribunale dei minori di Ancona. Un classico caso, questo di Marotta, che poteva essere denunciato tramite la app ‘Youpol’: è una app (vedi box a destra), scaricabile gratuitamente con cui si possono segnalare alle forze dell’ordine, anche con corredo di foto, casi di bullismo e spaccio di droga. Il sistema entrerà in vigore in tutta Italia da domani. Ce ne parla il sostituto commissario Corrado Tiralongo, vice-dirigente dell’Ufficio volanti della Questura di Pesaro.

Commissario, l’obiettivo principale di questa iniziativa qual è?

«Che il minore bullizzato che non ha coraggio o magari ha vergogna di parlare con i genitori o a quattrocchi con un agente in divisa si può sentire invece tutelato dal poter comunicare tramite questa app. La segnalazione può essere anche anonima. E’ un modo più veloce per interlolquire con la polizia con un mezzo più alla portata del minore: lui può usare la tecnologia di sua conoscenza e in cui è più disinvolto per chiedere aiuto. Poi ovviamente è anche un modo per reprimere i bulli: l’idea che possono essere fotografati in flagranza speriamo funzioni molto da deterrente».

Ma non riguarda solo le scuole...

«Si parte da lì per tutelare gli studenti, ma in realtà se il fenomeno è extrascolastico lo perseguiamo lo stesso».

Che portata ha adesso il bullismo, per quanto riguarda casi denunciati, nella nostra città?

«In sei mesi qui a Pesaro, da inizio anno, a noi risultano meno di 10 casi».

Con questa app la guerra al bullismo diventa anche e soprattutto tecnologica. Che tipo di ritorno vi aspettate?

«In base all’esperienza in altre questure d’Italia, in città più grandi (Milano Torino, Catania, L’Aquila) dove la app funziona già da un po’, la risposta c’è stata eccome. Casi risolti, circa 150 in tutto».

Facciamo un esempio concreto di come funziona...

«Il ragazzino attiva la procedura con la app, è come se in realtà richiedesse un intervento chiamando il 113. Poi invia il messaggio ed eventualmente la foto. A quel punto si attiva la Sala operativa, che riceve il messaggio e inizia a parlare con lui. Quindi la polizia, o i carabinieri, a seconda del territorio di competenza, interviene, attivando i servizi sociali e con la collaborazione degli insegnanti».

Temete abusi? Non solo nel senso di false segnalazioni, ma anche segnalazioni che non meritano l’intervento delle divise, non essendo poi così gravi?

«Anche se questo rischio c’è, comunque l’app resta utile anche come attività preventiva. Per cui il bullo può desistere già volontariamente, una volta che la polizia si attiva: perchè è un attimo che dall’episodio marginale si passa a forme più gravi. In realtà vogliamo iniziare un dialogo con i minori usando mezzi più facilmente alla loro portata. Comunque, se si danno informazioni errate, c’è una denuncia per procurato allarme. E si forma una black list di chi ha abusato».

Questa app possono usarla solo i minori?

«No, è per chiunque, parliamo di minori perchè sono quelli più a richio, non esistono esclusioni. Gli adulti spesso hanno una comunicazione più agevole con le divise».

C’è anche la droga.

«Esatto. Anche lo spaccio. Il ragazzo passa da un quartiere, vede una scena di spaccio, se riesce fa una foto e la invia».