Marta Fulvi nel vortice delle feste pesaresi, in uno dei tanti eventi da lei organizzati per far conoscere la bellezza del vestire e del mangiare
Marta Fulvi nel vortice delle feste pesaresi, in uno dei tanti eventi da lei organizzati per far conoscere la bellezza del vestire e del mangiare

Pesaro, 9 gennaio 2019 - A Pesaro, l’effervescente e bionda Marta Fulvi, l’età non si dice, organizza da almeno 15 anni feste, cene, eventi, sfilate con modelle che indossano vestiti (suoi) in ristoranti di lusso, in location di vacanza e persino in mezzo alla natura. Con servizi fotografici su social e giornali che esaltano la collezione privata di abiti (ne ha migliaia) della regina del glamour pesarese.

Ma se va a Bologna, sempre la stessa Marta, passa per indigente. Cioè una povera, tanto da aver chiesto e ottenuto nel 2014 il gratuito patrocinio dello Stato in una causa civile che la vedeva contrapposta alla prima moglie del suo defunto marito, morto il 23 settembre 2013 a 77 anni. Marta lo sposò sei mesi prima diventando erede di immobili per 2 milioni di euro. Nel frattempo, avendo conosciuto anche la sorella della prima moglie del marito, ereditò beni da questa per 400mila euro di valore, situati nel centro di Bologna. Nel frattempo, mise in vendita anche la sua barca di 10 metri.

«Come può avere il gratuito patrocinio?» Questa domanda se la sono posta il figlio e la prima moglie del defunto marito di Marta, Giorgio Rinolfi, i quali hanno trascinato l’ereditiera sotto processo penale per aver falsamente dichiarato di aver diritto all’avvocato gratis, allegando come prova gli articoli del Carlino sulle feste pesaresi della Fulvi. Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio e il gip ha accolto le tesi dell’accusa ritenendo sufficienti le fonti di prova presentate dalla prima moglie e dal figlio del defunto, rinviando a giudizio Marta per non aver dichiarato di avere redditi familiari superiori all’asticella dei 10mila euro, condizione unica per ottenere il gratuito patrocinio. L’udienza è stata fissata per il 27 marzo prossimo avanti al giudice monocratico di Bologna.

Questo tipo di reato presuppone, oltre alla pena che va da uno a cinque anni di reclusione, anche il recupero delle somme con interessi che lo Stato ha speso per pagare il legale che ha patrocinato senza successo Marta sia in primo che in secondo grado per la causa sull’assegno di reversibilità del defunto marito. Che ammonta al costo di un paio di abiti: 4.493 euro annui. La prima moglie ha poi ottenuto in sede civile che l’80 per cento della magra reversibilità andasse comunque a lei visto che aveva già diritto ad un assegno divorzile.