Massimo Moratti, consegnato Sigillo d'Ateneo dell'Università di Urbino, Giorgio Nonni ricorda con emozione l'Inter

Massimo Moratti riceve il Sigillo d'Ateneo dell'Università di Urbino, suscitando l'entusiasmo di Giorgio Nonni, tifoso interista da generazioni. Moratti dimostra carisma, educazione e attenzione alle esigenze altrui.

Massimo Moratti, consegnato Sigillo d'Ateneo dell'Università di Urbino, Giorgio Nonni ricorda con emozione l'Inter

Massimo Moratti, consegnato Sigillo d'Ateneo dell'Università di Urbino, Giorgio Nonni ricorda con emozione l'Inter

La consegna del Sigillo d’Ateneo dell’Università di Urbino a Massimo Moratti (storico ex presidente dell’Inter) ha risvegliato la passione, appena sopita dalla delusione della recente finale di Champions League. Tra i presenti Giorgio Nonni, tifoso interista doc da qualche generazione. "Debbo confessare che si sono ridestati in me sentimenti antichi – confessa Nonni –. Sono a buon diritto il tifoso più longevo dell’Università: ero poco più che in fasce, quattordici lustri fa, quando l’Inter di Foni vinse due scudetti di fila, con Ghezzi, Giacomazzi, Padulazzi…". E qui Nonni snocciola la formazione senza sbagliare un nome, come accadde quando gareggiò (alla pari) con Bruno Pizzul, davanti a due calici di sangiovese, alla "Fornarina" di Urbino".

L’Inter non ha segreti per lei?

"Ho una collezione di qualche centinaia di vecchie riviste e nei mercatini faccio incetta di quelle che riguardano l’Inter. Ho raccontato a pranzo al presidente Moratti un aneddoto su Jair, ala brasiliana, che soffriva il freddo di Milano. Ogni settimana comprava un cappotto con la diaria: era arrivato a dieci. Allora il mitico Angelo Moratti gli promise, in cambio dello scudetto del 1963, un negozio di loden e di paletot. Massimo ascoltava, sorridendo commosso. Poi gli ho nominato Bruno Petroni, centravanti nel 1964, originario di Acqualagna. Se lo ricordava, eccome! E poi ho scritto un libro sulla comunicazione sportiva, con un intervento di Rivera, di cui sono amico. Però, ho voluto specificare nell’ultima pagina, che pur rispettando Gianni, il mio idolo in assoluto è stato Corso, che mi dedicò una foto nel 1960. Per il “mancino di Dio“ i Moratti avevano una venerazione, lo ospitarono in casa ed Angelo gli donò la Pagodina Mercedes dopo il gol della Coppa Intercontinentale. Massimo, al mio racconto, annuiva felice".

Che impressione le ha fatto Massimo Moratti?

"Carismatico, educato, aperto alle esigenze degli altri. Mandò in sofferenza una sua società per lenire le ferite ben più gravi dei pazienti della pandemia, fornendo strumenti salvavita per gli ospedali che collassavano. Con l’Inter Campus toglie dalla strada i bambini di 35 Paesi del mondo. Con le responsabilità che ha, si preoccupava del mio libro sul gioco della palla che gli ho dedicato: "Non l’ha dimenticato, vero? Mi raccomando". Amedeo Pisciolini