Pesaro, 12 dicembre 2018 - Più della musica rap, Mattia Orlandi, 15 anni, di Frontone, rimasto schiacciato sotto il peso dei coetanei in fuga dalla discoteca la Lanterna Azzurra di Corinaldo, amava il calcio. Quello giocato dai big quanto il prato da lui pestato con la grinta dell’attaccante esterno in forza per due anni alla Pergolese Juniores e recentemente passato a giocare con i giovani del Sassoferrato. Le foto, simbolo del suo orgoglio calcistico, lo vedono al fianco di Alessandro Costacurta in una immagine di quelle estive a caccia di trofei da postare; in altre appare sorridente sugli spalti a seguire il Sampdoria, squadra del cuore, col padre Giuseppe Orlandi; ce n’è di lui nel corridoio di casa con un pallone nuovo di pacca.

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"Solo in Italia succedono queste cose, è finita la vita per me e a mia moglie – aveva detto Giuseppe Orlandi, padre di Mattia, uscendo dal Torrette, per il riconoscimento della salma –. Era andato con la navetta, era la seconda volta che ci andava. Mio figlio non me lo ridarà nessuno". A parlare un nodo in gola assale Enrico Rossi, presidente della Pergolese Juniores e il sindaco di Frontone, Francesco Passetti: entrambi quel ragazzo l’hanno visto crescere. «A Frontone siamo 1300: ci conosciamo tutti – osserva il sindaco –. Il nonno di Mattia per decenni è stato il medico condotto del paese".

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Il funerale di Mattia sarà celebrato nella sua Frontone venerdì 14 dicembre, alle 14,30.

Asia Nasoni

STRAZIO A SCUOLA - Una rosa bianca è stata posata lunedì, sul banco di Mattia, che frequantava l'Istituto tecnico Merloni di Fabriano. Il  preside Giancarlo Marcelli l'ha ricordato così:  "Mattia - ricorda con visibile emozione il dirigente scolastico - era un quindicenne dal volto dolce del bambino e la speranza sincera negli occhi di trovare successo nei suoi sogni calcistici. In passato mi è capitato diverse volte di incontrarlo e di rimanere colpito da tanta felicità e gioia mostrata nella sua vita scolastica. Ora che non c’è più mancherà terribilmente ai suoi amici di classe, ai docenti e al personale scolastico, ma un po’ anche a me che mi affanno ogni giorno perché siano i sorrisi dei ragazzi a prevalere sui disagi e le disavventure. Farlo senza Mattia sarà un problema, ma doverlo fare per Mattia una necessità". 

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LA MAGLIA DI QUAGLIARELLA - La maglia con su la firma del suo giocatore del cuore, Fabio Quagliarella, i compagni di classe lunedì mattina l’hanno posata su quel banco vuoto, il banco che fino a pochi giorni era di Mattia, gran tifoso della Sampdoria. Subito dopo la tragedia, ancora storditi dalla enormità di quanto era successo, i compagni della II A del Merloni via Instagram avevano preso contatto con Quagliarella, il capitano della squadra blucerchiata. Gli avevano chiesto se poteva firmare la maglia col numero 27 che gli avrebbero spedito. Il capitano della Samp non si è sottratto e la maglia è stata recapita all’Itis Merloni. Nel giorno dei funerali i suoi compagni la poseranno sopra al feretro, come gesto estremo di saluto e d’affetto per chi non rivedranno mai più. 

IL BAGNINO CHE HA TENTATO DI SALVARE MATTIA - "In quella discoteca è successo di tutto. Quando sono arrivato all’uscita principale, in prossimità della balaustra poi ceduta, ho visto un ragazzo steso a terra, gli ho fatto il massaggio cardiaco, ma purtroppo non dava già più segnali. Si trattava di Mattia Orlandi, il ragazzo di Frontone". E’ ancora provato Nicola Santangeli, pesarese, classe 1999, studente del geometra al quinto anno. Venerdì scorso c’era anche lui alla ‘Lanterna Azzurra’ di Corinaldo. Ed è proprio lì che, in virtù del suo mestiere da bagnino (lo fa da 3 anni), ha cercato di rendersi indispensabile, riuscendo a mettere in salvo diverse persone.

"Ho cercato subito di dare una mano, vedendo ragazzi che chiedevano aiuto. Quando sono arrivato all’uscita principale, dove è successo l’inferno, ho cercato di rianimare Mattia, ma era già in condizioni disperate. Poi, con un compagno, abbiamo caricato in spalla e portato all’ambulanza un altro ragazzo in gravi condizioni, aveva ematomi viola in tutto il torace. Respirava ancora, ma urlava dal dolore. E poi ho visto tante brutte scene, ma sono rimasto sempre vigile. Ricordo anche di aver notato un ragazzo che aveva addirittura le convulsioni e altri compagni lo stavano aiutando. Insomma, un inferno", il racconto.

Contributi di Alessandro Di Marco, Angelica Panzieri, Solidea Vitali Rosati