Melanoma, terapia innovativa a Pesaro: nella foto Mattioli, primario di Oncologia
Melanoma, terapia innovativa a Pesaro: nella foto Mattioli, primario di Oncologia

Pesaro, 19 agosto 2019 - Conoscere la mappa dei propri nei per tenerli sotto controllo ed esporsi in tutta tranquillità al sole. Sono questi i consigli degli esperti per ridurre le probabilità di ammalarsi di melanoma, malattia della pelle che non risparmia i giovani. «Vediamo ancora troppe persone che non si proteggono quando prendono la tintarella – spiega Antonio Genga, primario del reparto di Dermatologia dell’ospedale Marche Nord - così come molti non hanno ancora compreso i rischi legati alle lampade abbronzanti. Un attento controllo della pelle, e una visita medica quando si riscontrano anomalie nella forma e nel colore dei nei, invece è importante per scoprire in tempo una eventuale neoplasia che, se individuata agli stadi iniziali, può guarire con la sola asportazione chirurgica».

Il melanoma rappresenta il 9% dei tumori giovanili negli uomini, il 7% nelle donne e il terzo tipo di cancro nei soggetti sotto i 50 anni. Nel 2018 i casi stimati nelle Marche sono stati 250 tra gli uomini e 200 nelle donne, mentre i pazienti curati quest’anno all’ospedale Marche Nord sono stati 32 grazie all’avvio di un nuovo percorso diagnostico dove lavorano fianco a fianco un dermatologo, un ematologo, un radioterapista, un patologo, uno psicologo per garantire una diagnosi precoce e una cura multidisciplinare. Per i casi più complessi, invece, l’immunoterapia e la terapia molecolare hanno aperto uno scenario di cure personalizzate che possono anche non comprendere l’uso della chemioterapia.

Per alcune si utilizza Esteya, l’innovativo sistema di brachiterapia elettronica donato dalla Banca di Credito Cooperativo di Gradara all’ospedale Marche Nord per la cura non invasiva del cancro della pelle che si manifesta in aree particolari e delicate come il viso, il cuoio capelluto, le braccia. L’apparecchio, come ha spiegato dal primario di Radioterapia Feisal Bunkeheila, cura i pazienti che sono in terapia anticoagulante, che hanno la tendenza alla formazione di cheloidi o che non possono essere operate perchè la parte malata è troppo estesa. L’elevata tecnologia consente infatti di eseguire un trattamento estremamente focalizzato sulla lesione tumorale mediante l’erogazione di raggi X, risparmiando il tessuto sano circostante. «Questa e altre metodiche – osserva Rodolfo Mattioli, primario di Oncologia – hanno notevolmente migliorato la prognosi di melanoma conclamato, con lunghe sopravvivenze e casi di guarigione. Inoltre, i farmaci target sia nella fase della metastasi che nella fase adiuvante, stanno dando ottimi risultati anche nelle pazienti che hanno ricadute. Possiamo dire che il melanoma non fa più paura».