Pergola, minaccia un carabiniere e la sua famiglia (immagine di repertorio Fotoprint)

Pergola (Pesaro e Urbino), 7 ottobre 2018 - Ha minacciato con un coltello un carabiniere a spasso con la famiglia. Voleva spaventarlo o forse colpirlo. In quel momento, il militare si trovava con la moglie e la figlia nei pressi della scuola di Pergola. Sono stati attimi di terrore quelli vissuti l’altro ieri da un sottufficiale, la moglie e la loro bambina, che si sono trovati di fronte una donna, J.G. 21enne del posto, conosciuta per continue provocazioni ai militari dovute ad uno stato psicologico compromesso.

Se fino a tre giorni fa, la giovane si limitava ad alzare il dito medio al passaggio di una pattuglia o a fare smorfie, senza che ci fossero stati contatti in precedenza ma solo per la volontà di mettere a segno lo sberleffo, l’altro ieri invece ha alzato il tiro seguendo la famiglia del carabiniere per poi pararsi davanti iniziando ad insultare la moglie e il militare per poi estrarre il coltello. A quel punto, il sottufficiale ha reagito mettendo in fuga la 21enne correndole dietro fino ad immobilizzarla, malgrado i calci, le botte e le ferite riportate per disarmarla.

Nello stesso momento, sono arrivati i carabinieri che hanno immobilizzato la donna portandola in caserma, seppur con difficoltà. Infatti la giovane ha reagito anche all’interno della vettura dei militari. Una volta in caserma, è stata dichiarata in arresto per resistenza, minacce, lesioni, porto abusivo del coltello. Ieri mattina, in tribunale a Pesaro, si è svolto il processo per direttissima. La giovane ha patteggiato un anno di reclusione con sospensione della pena, ma ottenerlo non è stato così facile per lei.

La ragazza si è impegnata a cessare immediatamente ogni altro gesto, tantomeno violento come quello dell’altro ieri, nei confronti dei carabinieri della stazione di Pergola e dei familiari di questi. Poi ha ripercorso la sua storia di figlia di una famiglia disgraziata, con la madre che l’avrebbe spinta verso la prostituzione. A cui lei si è opposto ritrovandosi in una comunità. Poi la frequentazione di un uomo più grande di trent’anni, cominciata quando lei ne aveva 14, ha complicato ulteriormente la sua vita perché quell’uomo è stato sottoposto ad indagine e processo proprio per quella frequentazione. La ragazza ha raccontato di esser rimasta in comunità fino ad un anno e mezzo fa e di essere tornata da lui. Ha dichiarato davanti al giudice che è l’unico che le ha dato fiducia altrimenti non saprebbe dove andare e dove dormire.

Di fronte al pubblico ministero Maria Letizia Fucci, che le ricordava i rischi penali che correrebbe nel caso tornasse a minacciare i carabinieri o addirittura ad aggredirli («lei verrebbe di nuovo arrestata, processata, finirebbe in carcere per poi all’uscita essere allontanata per sempre da Pergola»), la ragazza ha preso solenne impegno di smetterla con questi atteggiamenti che aveva l’impulso di fare come reazione al suo stato di ragazza sola. Dopo il processo, è tornata a Pergola da libera, prendendo un passaggio nell’auto dei carabinieri, seduta a fianco del sottoufficiale a cui aveva puntato il coltello. Sorridendogli.

ro.da.