"Niente capannoni se l’area è archeologica"

Alberto Bruscoli di Imab: "E’ vero che vogliamo costruire un’area logistica per l’azienda, ma se emergono reperti rilevanti ci fermeremo"

"Niente capannoni se l’area è archeologica"

"Niente capannoni se l’area è archeologica"

Un nuovo capannone per migliorare la logistica e gestire più agevolmente il flusso di autotreni mobilitati per il trasporto merci (a oggi pari 125 a settimana), gravando meno sulla rete viaria interna grazie alla vicinanza con la superstrada. Questo è ciò che la ditta Imab vorrebbe costruire, in un futuro più o meno prossimo, sul terreno all’ingresso di Canavaccio di cui il Consiglio comunale di Urbino ha avviato l’iter per la conversione da agricolo a industriale-commerciale-artigianale. Tuttavia, c’è la possibilità che nell’area si trovino dei reperti archeologici, per questo a breve partirà un’indagine sul sito: se emergesse qualcosa di rilevante, l’azienda sarebbe pronta a fare un passo indietro. A confermarlo è l’amministratore delegato, Alberto Bruscoli: "L’indagine dovrebbe cominciare in primavera, ma dipenderà anche dalla disponibilità della ditta che abbiamo incaricato, la Tecne. È chiaro che se trovassero qualcosa di importante, la zona diventerebbe sito archeologico e l’idea di costruire un fabbricato decadrebbe. Noi seguiremo le prescrizioni della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio e del Comune: abbiamo sempre rispettato le regole negli sviluppi industriali, figuriamoci se smetteremmo di farlo ora".

Le verifiche in loco saranno la seconda parte dell’indagine che Tecne sta effettuando per conto di Imab, dopo una prima fase di ricerca che ha prodotto una relazione, in cui si parla di un’alta probabilità di ritrovamenti. Tale perizia fu richiesta dal Comune di Urbino come integrazione alla domanda presentata da Imab, nel 2018, di cambiare destinazione d’uso al terreno (operazione che comunque non sarebbe gratuita, come ha sottolineato il sindaco Maurizio Gambini, ma prevedrebbe il versamento di un onere non indifferente al Comune). La ditta lo acquistò circa 20 anni fa: essendo, al tempo, in crescita – lo è tuttora –, cercava un’area per una possibile espansione futura, se il processo fosse continuato. Con le zone industriali di Fermignano e Canavaccio al completo, fu individuato quel luogo, in cui la possibilità archeologica si poteva intuire, ma non era certificata. Il processo avviato dal Comune affronterà ora altri passaggi, passando per la valutazione paesaggistica e archeologica della Soprintendenza e poi, se arrivasse l’ok, per l’approvazione della Provincia. Su tale terreno, nel 2020, si era paventata l’ipotesi di costruzione di un biodigestore anaerobico da parte di Marche Multiservizi. Possibilità fortemente avversata dai cittadini di Canavaccio e, infine, decaduta. In merito alla vendita dell’area per realizzare tale progetto, Bruscoli afferma: "MMS cercava un sito per il biodigestore e, tra le varie ipotesi, sondò anche quel terreno, contattandoci. Ci fu chiesto, ma non vendemmo: i fatti parlano da soli". Nicola Petricca